“Pensierini Romani”, di vittorio Lussana. Gli eroici guerriglieri del Policlinico Agostino Gemell

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di Redazione #PensieriniRomani twitter@GaiaitaliaRoma #Salute

 

Tutto ciò che sto per scrivere è un resoconto ironico, sereno e rinfrancato, niente affatto finalizzato a innescare polemiche di sorta. Dopo due periodi di degenza presso ‘Policlinico Gemelli’ in piena era Covid-19, oggi mia madre sta molto meglio e si è quasi del tutto ristabilita. E’ stata una fase molto dura: dopo una settimana trascorsa in terapia intensiva per problemi cardiaci, i medici dell’ospedale capitolino mi avevano avvertito che, se il coronavirus fosse apparso come ulteriore complicazione, ciò avrebbe aggravato di molto le condizioni di mia mamma, che a un certo punto sembrava candidata a dare per sempre ‘l’addio’ al mondo terreno. Fortunatamente, mia mamma si è sempre ripresa. E i vari tamponi effettuati per accertare la presenza del virus sono risultati tutti negativi. Insomma, è andato tutto bene, alla fine. Faccio notare che mia madre è stata capace di trascorrere una settimana in terapia intensiva, un’area medica che, a un certo punto, risultava stracolma di pazienti gravissimi, quasi tutti affetti dal Covid-19; una seconda settimana in un vero e proprio ‘reparto Covid’; 10 giorni in pneumologia (ritrovatosi, a metà marzo, pericolosamente sotto pressione); infine, una regolare degenza riabilitativa nel padiglione geriatrico dell’Università cattolica del ‘Sacro cuore’. Ebbene, pur vivendo per quasi due mesi nelle vicinanze di pazienti gravissimi, intubati e, ogni tanto, persino a fianco di qualche deceduto, mia mamma non è stata minimamente sfiorata dal contagio: neanche di ‘striscio’. Inoltre, questa storia dei tamponi, per il personale medico e paramedico dell’efficiente ospedale cattolico della capitale, a un certo punto è divenuta una ‘battaglia’ da portare a termine con qualsiasi mezzo. Io stesso, da semplice visitatore, sono stato ‘molestato’ più volte da agguerite infermiere, interessate a darmi una bella ‘tamponata’. Non essendo riusciti a effettuare alcun test sul sottoscritto, a un certo punto il personale del policlinico ha deciso di dichiararmi ufficialmente ‘guerra’, pianificando una vera e propria strategia militare a cui hanno dato anche un nome: ’Gemelli a casa’. Si tratta di un servizio di assistenza domiciliare nato dalla collaborazione tra la Fondazione policlinico universitario ‘Agostino Gemelli’ e la Cooperativa Osa (Operatori sanitari associati), finalizzato a offrire risposte evolute ai pazienti e a completare il percorso di cura presso le loro abitazioni. In pratica, un’infermiera specializzata, travestita da ‘spia sovietica’, si reca direttamente a casa tua per effettuare alcuni test, dopo aver raccolto il tuo consenso informato e aver compilato una scheda di valutazione assai più dettagliata delle autocertificazioni di Giuseppe Conte. In buona sostanza, mentre prima ero io quello che si ‘infiltrava’ nottetempo come John Rambo tra i padiglioni del policlinico, ora il ‘Gemelli’ è passato alla controffensiva. E col pretesto della lunga degenza di mia madre, oggi mi ritrovo letteralmente assediato da infermieri, addetti alle bombole d’ossigeno e volontari della Croce Rossa tutti molto combattivi, espertissimi nella guerriglia urbana. Ovviamente, sono felice di poter raccontare questa esperienza, dopo aver vissuto per due interi mesi con la testa attraversata dai peggiori fantasmi. Ma una cosa voglio assicurare ai lettori e, più in generale, agli italiani: la ‘Spectre’ dell’agente 007 di Ian Fleming esiste veramente. Essa opera a Roma, si chiama ‘Policlinico Gemelli’. Ed è composta da persone a dir poco eccezionali.

 

(29 aprile 2020)

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