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Roma. Cambiare o continuare a farsi del male?

di Marco Biondi, #Lopinione

Mi sembra giusto, prima di ogni considerazione politica, esaminare quello che è successo nella consigliatura che sta finendo. Dal giorno di “è tutto bellissimo” pronunciato davanti ad una folla festante da un’emozionatissima Virginia Raggi che scoprimmo avere il pianto facile, subito dopo la sua elezione a Sindaco di una delle città di belle e famose al mondo, cosa è successo, realmente, a Roma?

Vale la pena prima di tutto ritornare alle promesse elettorali: se qualcuno ricorda la campagna elettorale che ha portato al trionfo dei 5Stelle, i motivi principali che hanno indotto i romani ad accordare ingenuamente fiducia a Raggi furono principalmente tre:

1.    chi ci ha preceduto si è mangiato tutto, noi siamo onesti e amministreremo con saggezza.

2.    Noi non dobbiamo rispondere ai partiti che si sono spartiti il potere negli ultimi anni e quindi nomineremo una squadra competente che saprà risolvere i problemi di Roma;

3.    ci occuperemo solo di politiche virtuose, portando Roma ad essere esempio per tutti, partendo dal rispetto dell’ambiente e dal riciclo effettivo dei rifiuti urbani.

Guardando la città dopo questi cinque anni lo sconforto è totale. Non solo tutte le promesse elettorali sono state disattese, unica eccezione la realizzazione di alcuni tratti di piste ciclabili slegate tra loro, ma, cosa più importante, c’è stata la paralisi totale perfino dell’ordinaria amministrazione.

Del caos dei rifiuti ne hanno parlato i media di tutto il mondo (la percentuale di riciclo è addirittura peggiorata rispetto a 5 anni fa – pressoché un unicum al mondo – il costo di smaltimento è esorbitante, dovendolo affidare ad altre regioni o addirittura trasportando l’immondizia all’estero, le tariffe TARI addebitate ai romani sono le più altre in Italia), il totale abbandono della pulizia delle strade che ha consentito all’erba di crescere selvaggia in ogni angolo della città rendendo anche inagibili molti marciapiedi, il trasporto pubblico rimasto senza manutenzione che ha perfino peggiorato quello che era già un servizio pessimo. Nessun romano che viva la città sarebbe oggettivamente legittimato a votare nuovamente Virginia Raggi a sindaco.

Invece i sondaggi accreditano Raggi di percentuali importanti. Questo significa che la comunicazione della sindaca è stata l’unica cosa che ha funzionato in questi 5 anni. Il suo “popolo” ha creduto veramente al rifacimento di chilometri di strade, ha creduto che l’invasione di immondizia in ogni dove fosse colpa della regione e del complotto degli avversai politici. E’ rimasta famosa l’uscita della Raggi quando disse che elettori PD depositavano frigoriferi vecchi vicino ai secchioni dell’immondizia per screditare la nuova amministrazione! Poi i 5 stelle nazionali si sono alleati col PD e adesso non ne parla più nessuno. Fatto sta che, seppure i sondaggi vadano presi con le pinze e molte volte siano essi stessi parte della propaganda politica, bisognerà fare i conti con percentuali che andranno dal 15 al 20% circa di voti. Voti che, ovviamente, fanno gola in caso di ballottaggio. Ed ecco emergere, il sottile gioco politico di Virginia Raggi: perché, pur sapendo che non avrebbe mai potuto rivincere, ha forzato la mano per ricandidarsi? Perché lei sa che, al ballottaggio, il PD nazionale insisterà molto per accaparrarsi i voti dei grillini. Il rischio di una Virginia Raggi vice sindaco è oggettivamente elevato, nel caso al ballottaggio ci finisse Gualtieri. E questo i romani non se lo meritano proprio.

Non se lo meritano perché significherebbe dare continuità alla classe dirigente che ha paralizzato la città, rendendola quasi invivibile. E soprattutto ci sarebbe continuità con l’incapacità di qualsivoglia programmazione di opera pubblica.

Le Olimpiadi del 2024 sono state rifiutate da Raggi su suggerimento di illuminati consiglieri di Di Battista (il suo meccanico, il vicino di casa, forse perfino il panettiere), e da allora nulla è stato progettato, fatto salvo forse una improbabile funivia. Basti ricordare quali sono progetti presentati dall’amministrazione capitolina per utilizzare i fondi del PNRR: solo uno: la pavimentazione di villa Ada!!!

Il motivo di questa paralisi è palese. Non volendo scontentare nessuno dei propri elettori, la scelta, di partito, è stata quella di non fare nulla. Così non si dà fastidio a nessuno. Esempio eclatante le municipalizzate che si occupano di trasporto pubblico e raccolta e gestione rifiuti. Carrozzoni inefficienti erano prima, ma grande serbatoio elettorale, carrozzoni inefficienti sono rimasti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ai romani consiglierei di pensarci bene. Per togliersi da questa impasse, l’unica strada è evitare un voto che, direttamente o indirettamente, possa causare il protrarsi del disastro.

In fondo basterebbe informarsi e leggere i programmi elettorali dei candidati. Ce ne è solo uno, preparato da mesi, analitico e concreto, ed è quello di Calenda. Il resto sono proclami e vaghe promesse. Dei 4 candidati, tra l’altro, credo che due non abbiano presentato proprio nulla di concreto. Virginia Raggi certamente no, ma temiamo anche l’altro, quello di destra che nessuno conosce. Ma quello, per certo, ha messo in lista i fascisti del terzo millennio di Casapound. D’altra parte ogni voto è importante e sarebbe un peccato non intercettare quelli dei fascisti. Siamo sicuri che Roma meriti tutto questo?

 

(8 settembre 2021)

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