di Giancarlo Grassi
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Dunque la Sindaca dei Miracoli e delle Funivie si è espressa politicamente e si è messa di traverso rispetto al Gran Sacerdote del Movimento. Motivo del contendere il numero due della Giunta Raggi, vero e proprio Sindaco-Ombra, tal Raffaele Marra che non è proprio che ai vertici del Movimento piaccia molto. Ne avrebbero ben donde se è vero ciò che l’Espresso ha scoperto e scritto nel suo ultimo numero:
“(…) quando era un fedelissimo di Gianni Alemanno (Marra, ndr) ha sottoscritto contratti da milioni di euro a favore di fabrizio Amore, un imprenditore oggi indagato in una delle inchieste su Mafia Capitale. Un costruttore (imputato anche per associazione a delinquere e turbativa d’asta in un altro procedimento) che nel luglio 2009 grazie a una convenzione a trattativa diretta firmata da Marra in persona, allora capo del dipartimento delle Politiche abitative, è riuscito (…) ad affittare al Comune capitolino 96 appartamenti di un residence fuori dal Grande raccordo anulare alla stratosferica cifra di 2,6 milioni l’anno” (l’Espresso n°44/30 ottobre 2016).
C’è da credere che il Gran Sacerdote della Coerenza e dell’Onestà (a casa d’altri) non sia particolarmente felice di come si sono messe le cose a Roma, ma è pur vero che è difficile far saltare in aria una Sindaca, per quanto incompetente, che ha portato in dote qualcosa come ottocentomila voti. Del resto la Pifferaia Raggica deve sentirsi ben forte se è arrivata alla dichiarazione: “Lui non si tocca. Se va via, mi dimetto”, di fronte all’assemblea grillina. Lei va avanti sulla strada tracciata dai suoi consiglieri sì invisa al vate: Il messaggero scrive infatti
Dentro il Campidoglio descrivono Raggi come abbastanza irritata: «È l’ennesima guerra intestina». Sono quasi cinque mesi che l’amministrazione si è insediata e di tutte le nomine ufficializzate, quella di Marra è senza dubbio la più controversa, quella che ha creato uno scisma nel M5S, e non tanto tra ortodossi e pragmatici ma tra pro Virginia e contro. Cosa è successo dopo quella telefonata che doveva essere chiarificatrice? Raggi ha radunato la maggioranza e ha minacciato le dimissioni se qualcuno dovesse intromettersi ancora e inquinare i rapporti già poco fluidi con Grillo.
Le conseguenze sarebbero lampanti: l’avventura amministrativa arriverebbe al capolinea e a casa finirebbero sindaca,consiglieri, anche i malpancisti. L’aut aut quindi non è tanto quello di Grillo ma c’è piuttosto un ultimatum di Raggi ai consiglieri.
Non vorrete che i signori della Coerenza e dell’Onestaà, in Campidoglio assisi per il bene altrui, accettino supinamente di lasciare le poltrone dopo appena cinque mesi? Il potere val bene un Raffaele Marra e una Virginia Raggi. Tutto il resto è Matrix.
(3 novembre 2016)
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