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Michetti e il microfono chiuso sugli ex Casapound in lista

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di G.G., #politica

Esplosa la polemica, opportunamente tenuta sotto silenzio quanto basta in modo che non sia silenziosa-silenziosa, ma nemmeno troppo esplosiva-esplosiva, così da ridurla ad una polemichetta da cortile, quasi una ciarla sul prezzo del broccoletto, colpisce il silenzio del candidato Michetti, già speaker la cui vuota logorrea è nota, che tiene il microfono chiuso sugli ex Casapound nella lista che lo sostiene e in quota Lega.

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Forse ritiene che tutto ciò che c’era da dire sulla questione lo abbiano già detto loro? I Casapound la cui strategia è infilarsi nelle liste altrui – rigorosamente a destra e sempre più a destra?

Vero è che se il silenzio è d’oro, in alcuni casi, in altri è addirittura conveniente perché parrebbe proprio che al Michetti non butti benissimo con Virginia Raggi in recupero – che non ruba voti a Gualtieri, ma dalle sue parti – e con Calenda che nonostante i silenzi della stampa ufficiale, ché non gli sta simpatico uno che le canta nei denti, che guadagna proprio a destra e al centro che guarda a destra ma non può certo guardare a Michetti, per ragioni che stanno proprio tutti nella differenza di statura e preparazione tra un candidato e l’altro.

Certo è che gli ex-Casapound in lista non sono una roba che fa bene alla politica che si vuole vendere come istituzionale e salvifica come invece vorrebbe Salvini (scuserete la ridondanza linguistica), dunque non volendo rinunciare nemmeno a un voto – per quanto possa apparire una scelta spudorata in politica ci sta – va bene certamente accoglierli in lista e poi tacere sul fatto che si sono accolti in lista.

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Certo dell’accortezza delle scelte, o del fatto che abbiano suicidato un candidato, si potrà parlare ad urne chiuse. E francamente non si vede l’ora.

 

(8 settembre 2021)

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