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Scuola, FLC CGIL a Valditara: l’inclusione non si impone per decreto

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Testo:

“Le dichiarazioni del ministro Valditara al Meeting di Rimini confermano una visione miope della scuola e dei processi di integrazione. Rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per i genitori degli alunni stranieri ‘che non vanno bene a scuola’ non è integrazione: è una sanzione imposta per decreto, con un meccanismo che rischia di produrre esattamente l’effetto opposto a quello dichiarato”. E’ quanto si legge in una nota della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

Per il sindacato di categoria: “L’imposizione di un obbligo, infatti, non avvicina le famiglie alla scuola, le criminalizza. Trasforma una difficoltà in una colpa e lega la valutazione del figlio a una sanzione per il genitore, allontanando ancora di più dall’istituzione scolastica proprio chi ne avrebbe più bisogno. La mancata partecipazione dei genitori stranieri non deriva da disinteresse – sottolinea la nota- ma da barriere concrete e ben note a chi la scuola la vive ogni giorno: orari di lavoro rigidi e spesso non contrattualizzati, doppi turni, assenza di qualsiasi politica di conciliazione famiglia-lavoro, mancanza di mediazione linguistica e culturale”.

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“Trasformare l’apprendimento della lingua da opportunità in ‘dovere obbligatorio’ significa costruire uno stigma attorno alle famiglie e ai ragazzi, invece di costruire ponti di fiducia. La lingua – continua la nota- si impara se è accessibile, gratuita, vicina, compatibile con i tempi di vita, non se è minacciata. Se il Ministro è davvero interessato all’apprendimento dell’italiano da parte degli adulti migranti, rafforzi ciò che già esiste e che continua a lasciare in sofferenza: i CPIA, i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti, strutturalmente sottodimensionati negli organici, privi di stabilità del personale, di sedi adeguate e di risorse per l’ampliamento dell’offerta. Servono più docenti, più corsi di italiano L2 in orari compatibili con il lavoro, mediatori linguistici e culturali stabili nelle scuole, percorsi di alfabetizzazione diffusi sul territorio e in rete con gli enti locali”, conclude la nota.

 

 

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(25 agosto 2026)

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