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La Roma “umbertina” era bellissima

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di Vittorio Lussana

A Morena, una borgata nella periferia sudorientale di Roma, si sono accorti di non avere nemmeno un nasone: la classica fontanella romana. E se ne accorgono solamente oggi?

Queste fontanelle cilindriche esistono dai tempi della Roma umbertina, quella della fine del XIX secolo. Furono tra le prime cose introdotte nella neo-capitale del Regno d’Italia, per fornire acqua potabile ai cittadini. L’idea fu di Luigi Pianciani, uno dei primi sindaci della città dei 7 colli: un laico-mazziniano, eroe della battaglia di Bezzecca, vinta da Giuseppe Garibaldi durante la terza guerra d’indipendenza (1866). Un conflitto in cui avevamo perso tutte le battaglie: solamente Garibaldi, con i suoi volontari bergamaschi, era riuscito a liberare il Trentino dagli austriaci e ad aprirsi la strada verso Vienna, ma fu fermato dai Savoia.

Fu quella la volta in cui il nostro eroe nazionale si ritrovò costretto a scrivere il famoso telegramma composto da una sola e unica parola: “Obbedisco”. Perché i garibaldini e i mazziniani di un tempo eran fatti così: radicalissimi nelle loro posizioni, ma complementari al sistema liberale, senza inventarsi cazzate o fake news totalmente astratte, spacciate come forma di trascendenza priva di radici. Ma vabbè, lasciamo perdere: tanto lo sappiamo che nessuno ci ascolta, in questo genere cose. Gli italiani credono a tutto, tranne a ciò a cui dovrebbero credere veramente…

Tornando a Morena, si tratta di una borgata sorta abusivamente. Ma anche questa storia è vera solo in parte: c’è tutto un lato del quartiere che era stato previsto, nei piani regolatori dei primi anni ’60 del secolo scorso. Ma quei piani subirono uno stillicidio di varianti, perché i costruttori romani son sempre stati gente senza scrupoli: acquistavano i lotti a poco prezzo e poi chiedevano agli amici democristiani di farli diventare territorio comunale, moltiplicando i prezzi anche di dieci volte. E’ questo il motivo per cui Roma si ritrova, oggi, con un territorio inutilmente grande, senza alcuna cintura industriale attorno a sé: a causa di una speculazione edilizia a dir poco agghiacciante.

Insomma, i problemi di Roma nascono da lontano, ma non da lontanissimo: ai tempi di Nathan e dell’Italia liberale le cose venivano fatte. Anche con un certo criterio. Il delirio speculativo è successivo: sono stati i decenni del centrismo democristiano a far danno. Persino il fascismo è difendibile a Roma, perché in realtà ci aveva pensato al futuro della capitale, ma gli investimenti sui lotti industriali furono interrotti dalla guerra. E in seguito, quando i democristiani ripresero in mano quei progetti, fecero scadere i termini per gli incentivi e i collegamenti dei servizi comunali (l’acqua innanzitutto…) e nessuno se la sentì di investire alcunché in certe lande desolate, che tali rimasero fino agli anni ’70 del secolo scorso. C’è persino un film con Anna Magnani, L’onorevole Angelina di Luigi Zampa, che tratta di questi problemi.

Ma tanto a Roma si continua così, con il solito andazzo flemmatico. E nessuno che ricordi o conosca la benché minima minchia di Storia contemporanea. Sono tutti nostalgici del momento egemonico, quello della Roma imperiale, in un esercizio di retorica assolutamente raccapricciante.

 

(7 novembre 2023)

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