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Delmastro, imputato coatto

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Era una cosa tutta italiana quella cosa lì. Riguardava un segreto d’ufficio rivelata a fini politici da due statisti indimenticabili, tali DalmastroDonzelli, i quali in confidenza si dissero una cosa e una cosa tira l’altra e finì per venir fuori in parlamento quando non doveva venir fuori. E queste son situazioni di contrabbando, cioè che dan da fare. Donzelli ci fece la figura che ci fece, ma mica si parla di Churchill, mentre Dalmastro venne indagato.

Poi la Procura decise che no, Dalmastro andava archiviato, ma mica in quel senso là, nel senso che la sua posizione andava archiviata. Ma c’erano in mezzo delle denunce, diciamo, come quella di Angelo Bonelli che per pura cattiveria di sinistra, questi comunisti che pretendono persino che la democrazia venga rispettata e difesa sono insopportabili, ammettetelo, ed era arrivata l’augustissima assoluzione dei due ragazzacci da parte di Sua Maestà Meloni, Regina d’Italia e di tutte le italie conosciute, e la storiaccia sembrava chiudersi lì.

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Ma a Roma son tignosi se ci si mettono, e così ecco che il gip di Roma ha disposto l’imputazione coatta e il sottosegretario alla Giustizia è stato indagato per rivelazione di segreto d’ufficio: “Sono fiducioso perché so di non aver violato nessun segreto d’ufficio” e figurarsi se non lo siamo noi. Così che questa magistratura un po’ permalosa che decide con la pancia è nuovamente sotto tiro. Perché fa il suo mestiere. Si attende a breve giro di posta un maschissimo intervento congiunto della presidente del Consiglio e del ministro Nordio.

Il Governo Meloni torna così di nuovo al 1994 e comincia a gridare allo scandalo e alla magistratura che fa da opposizione al Governo della donna che ha vinto le elezioni con una coalizione al 44% o poco più sul 66% o poco più dei votanti, con un durissimo comunicato stampa  del quale francamente, considerando gli ultimi accadimenti, rispolvera il tristissimo ricordo dei governi personalistici e lo fa nel peggiore dei modi: con minaccia di democratura e atteggiamenti illiberalistici così retrivi che persino l’opposizione di Elly Schlein riguadagna vigore.

 

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(6 luglio 2023)

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