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“La vera colpevole è la televisione”, disse il poeta

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di Vittorio Lussana

Come volevasi dimostrare: nell’incidente di Casal Palocco, lo youtuber alla guida del Suv Lamborghini, Matteo Di Pietro, è piombato a 124 chilometri orari sulla Smart di Elena Uccello, la mamma del piccolo Manuel, morto in seguito all’impatto devastante avventuto circa 10 giorni fa.

Inoltre, anche se la guidatrice della Smart avesse fatto una manovra d’istinto, per immettersi in un’altra via collaterale, non ha minimamente avuto il tempo di vedere nulla, perché la Lamborghini guidata da Matteo Di Pietro le è piombata letteralmente addosso, come un meteorite proveniente dallo spazio. Elena Uccello, inoltre, aveva messo la freccia, cioè l’indicatore di direzione, chiarendo a tutti cosa volesse fare, ma di certo non poteva pensare che, in un centro urbano, le arrivasse addosso un matto che stava andando, in alcuni tratti, a 145 chilometri all’ora. La colpa è sempre di chi tampona. Anche quando ci si ferma in mezzo alla strada per l’attraversamento improvviso di un gatto. E’ stata l’alta velocità della Lamborghini, la causa del sinistro: non c’è concorso di colpa che tenga.

Dai riscontri del magistrato, persino chi era in macchina con Matteo Di Pietro aveva più volte consigliato al maldestro pilota di moderare la velocità, soprattutto nei tratti ad alta densità urbana. Tuttavia, a noi non piace nemmeno questo scaricare tutte le colpe su Matteo Di Pietro, tanto per lavarsi la coscienza: altro classico vizio della piccola borghesia più viscida, completamente priva di spina dorsale, incapace di fare squadra in tutti i diversi e molteplici frangenti, non solo in quelli piacevoli o che tornano comodo. Invece, il nesso tra l’incidente e i comportamenti precedenti – e anche successivi… – dell’intero gruppo dei The Borderline risiede proprio in questo: nell’analisi complessiva di tutto il contesto, che era come minimo sopra le righe. Va da sé, che il resto della squadra oggi si chiama fuori. Come quell’altro genio del trash di nome Vito Loiacono, detto er motosega, che mortificava coloro che si spostano per Roma a bordo di una Smart di essere dei pezzenti, o roba del genere.

Anche loro sono colpevoli di atteggiamenti irresponsabili, seppur minori e con le attenuanti generiche del caso. Essi hanno, infatti, favorito i comportamenti delittuosi di Matteo Di Pietro, al fine di mettersi in vetrina su Tik Tok e altri social, compreso Yuotube. In tal senso, una trasmissione andata in onda su Rete 4, condotta da Veronica Gentile, ha teso a minimizzare l’accaduto, come se si fosse trattato di un semplice incidente come tanti altri. E tesi simili sono state esposte anche da Tommaso Labate del Corriere della Sera, che era ospite in studio, nonché dagli altri partecipanti al vergognoso talk.

Tommaso Labate: eravamo amici, ai tempi in cui era un redattore del Il Riformista. E ricordo benissimo quando non volle dare alcuno spazio, nemmeno una ‘breve’, in merito a una riunione addirittura planetaria dell’Internazionale socialista, con Massimo D’Alema e Bobo Craxi presenti e intervenuti all’evento. L’Internazionale socialista: la forza politica più forte del mondo, rappresentata in ogni nazione del pianeta. Glielo dissi chiaramente, quella volta, al giovane Tommaso: “Ricordati che noi pranziamo con le posate d’argento”… Io lo so, cari colleghi (anche se io non ho colleghi, come diceva, giustamente, Nanni Moretti in Sogni d’oro, ndr): anche voi amate mettere in vetrina la gente per questioni di audience. Ma ripeto e ribadisco: è proprio questo l’uso sbagliato del medium. Il nesso deontologico risiede esattamente qui: un vizio che vi ha indotti, in tempi di pandemia, a dare spazio ai peggiori complottisti scappati da casa. Guardate che ancora non lo avete capito, questo punto. E andrà a finire che la gente passerà tutta sul web e non vi guarderà più litigare come galline in un pollaio. Un segnale che, ancora oggi, non riuscite a comprendere, come dimostrato da quell’altro genio della lirica di Luca Telese ai tempi della zoonosi di ebola in Africa centrale, il quale invitò un complottista a parlare di un virus “bioingegnerizzato” solo perché il parolone suonava fico.

Attenzione, ragazzi: la memoria è una qualità che possiedo in gran quantità. E che sono solito utilizzare “al posto di una bella vista”, tanto per citare il mitico dottor Lecter. Grazie mille, televisione italiana: sei tu la vera colpevole di tutto questo, sin dai tempi di Pier Paolo Pasolini. Anche lui un giornalista iscritto all’Albo. Il quale, per idee come queste, è finito martirizzato all’idroscalo di Ostia. Da tempo immemore vi si chiede un salto di qualità: non lo volete fare? Beh, sappiate che la tv generalista ha ormai gli anni contati. Non c’è nemmeno bisogno di fare esposti contro la singola trasmissione televisiva, poiché la gente sa distinguere da sola chi è un collega corretto, da chi non lo è per niente.

 

(27 giugno 2023)

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