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Tragedia di Casal Palocco e il qualunquismo imperante che “zavorra” il Paese

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di Vittorio Lussana

L’incidente di Casal Palocco, in cui ha perso la vita il piccolo Manuel di soli 5 anni, ha veramente scosso tutti quanti in città. Se ne parla ovunque, non solo su Youtube. Ma molti pareri sono superficiali, soprattutto per ciò che riguarda regole e limiti di noi giornalisti.

Si contestano, infatti, i titoli stirati, che molti youtubers chiamano “bites” credendo di essere dei gran fighi. Ma il titolo stirato è una delle competenze discrezionali dei direttori di testata, per richiamare il lettore e dare più mordente a una notizia qualsiasi. Dunque, il problema torna a valle: se la gente legge poco o niente, per forza di cose i titoli risultano spesso forzati o scarsamente pertinenti con l’articolo che segue. E’ una vecchia storia, tra l’altro: presso l’Ordine nazionale del giornalisti, chiamato dai noialtri semplicemente “il nazionale”, al fine di distinguerlo da quelli interregionali, se ne discute da almeno 30 anni. Ma tant’è: la caratteristica principale di molti youtubers è la loro convinzione di fornire ai propri followers degli autentici scoop, mentre invece sono coloro che arrivano con l’ultimo treno, semplicemente perché nessuno legge e s’informa veramente. Anche questo è un modo di fare disinformazione: si preferisce andare ognuno per cavoli propri, ponendo in correlazione fatti che non c’entrano nulla tra loro, piuttosto che decidere umilmente d’imparare qualcosa. Ne abbiamo già parlato, in passato, delle correlazioni spurie. E proprio su questa testata.

Il problema dell’informazione dopata era già sorto ai tempi della pandemia. Da allora, in ogni redazione seria circolano delle vere e proprie liste di testate o di piattaforme considerate fonti poco attendibili (e la nostra non c’è, nde). Un fenomeno collegato molto più di quanto non si creda ai social network e agli youtubers pirata. Perché poi dispiace venire a sapere che Alessandro Gassman abbia chiuso ogni contatto con Alessandro Masala del canale Breaking Italy, che invece è quello che più si avvicina all’informazione corretta e che meriterebbe una messa in regola, con tanto di iscrizione all’Albo.

Altri canali, per esempio, hanno collegato la morte di Berlusconi col vaccino, a causa di un messaggio di commiato piuttosto criptico del professor Zangrillo, il primario dell’ospedale San Raffaele di Milano. Anch’egli, infatti, ha violato una delle regole essenziali della comunicazione: la chiarezza e la semplicità del messaggio, per non generare dubbi in quello che gli americani chiamano l’uomo della strada. Anche in questo caso, abbiamo già avuto modo di palesare la scarsa dimestichezza con la comunicazione del professor Zangrillo: nell’estate del 2020, egli dichiarò, nel corso di una trasmissione televisiva, che il Covid 19 fosse “clinicamente morto”. Fosse stato vero, mia madre e quella del buon Piero Chiambretti sarebbero ancora qui con noi a curarsi i loro acciacchi. Ma su tale questione mi arrivano accuse di “dente avvelenato”. E quindi, sono costretto a lasciar perdere.

Insomma, tutti pontificano in tema di comunicazione come se fossero Indro Montanelli od Oriana Fallaci, quando invece si tratta, nella maggior parte dei casi, di gente equiparabile agli stessi The Bordeline, dato che in epoca pandemica avevano sollevato sospetti e calunniato chiunque, pur di esporsi in prima persona e farsi conoscere secondo il metodo della vetrina. Un modello che, finalmente, si è scoperto essere deontologicamente scorretto, in quanto poco affidabile in termini di valutazione e soppesamento delle notizie. Poi, ci sarebbe anche la questione dei cosiddetti tagli di una notizia, che infatti può avere declinazioni distinte, ma non dei ribaltamenti logici rivoluzionari, tesi a depistare lettori e ascoltatori. Come quando alcuni No vax si paragonarono agli Ebrei nei campi di concentramento ai tempi della seconda guerra mondiale, senza cioè considerare minimamente il diverso contesto di emergenza collettiva che, dunque, non poteva esser considerato ordinario. Era l’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, il movimento che esaltava l’ordinaria amministrazione. Ma anche su questo punto, l’analfabetismo impera.

Il giornalismo è molto più di una semplice “attività mediatica”: è una vera e propria professione. Molto delicata, tra l’altro. Per questo motivo ha un’Ordine di controllo deontologico. Come tutte le altre professioni, tecnicamente più complesse: medici, avvocati, architetti, commercialisti e chi più ne ha, più ne metta. Una volta, il fascismo stesso era corporativo. Per questo motivo, su alcune cose andava d’accordo proprio con le sinistre, assai più di quanto non sembrasse. Perché Benito Mussolini era un ottimo giornalista ed era socialista. E tale rimase fino al suo ultimo giorno di vita.

Oggi, invece, servono i voti della nebulosa qualunquista, per vincere le elezioni. Ed è questo il vero problema italiano: un’intera categoria di persone che continua a zavorrare questo Paese con il proprio provincialismo piccolo borghese, rozzo e ignorante. Da emeriti arrampicatori sociali.

 

(20 giugno 2023)

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