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Roma-Ostia: una linea ferroviaria di ordinaria follia

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di Vittorio Lussana

Ogni tanto è giusto essere critici: le condizioni della Roma-Lido, il trenino che collega la capitale con il quartiere di Ostia – un’area grande come una media città italiana, tipo Padova o Alessandria – sono sempre più disastrose. Due treni hanno preso fuoco, di recente, costringendo i pendolari a prendere d’assalto le navette, per riuscire a recarsi al lavoro.

I sistemi elettrici della linea risultano corrosi dall’urina di topo; le procedure di emergenza sono condotte da un personale non adeguatamente formato; le situazioni di degrado negli impianti di alimentazione e nelle stazioncine ferroviarie continuano a ripetersi; un generale stato di abbandono è causa diretta della più totale assenza di manutenzione. È questa la disastrosa fotografia scattata dalla Direzione generale per le investigazioni ferroviarie e marittime, incaricata di indagare in merito ai due recenti incidenti avvenuti sui “treni flambè”, come li hanno ribattezzati i lidensi. Dal 2022, la competenza sulla linea è tornata alla Regione Lazio, che la gestisce attraverso una controllata, la Metromare, che ne prometteva, come al solito, il rilancio: una promessa che sentiamo fare sin dai primi anni duemila…

Il primo incendio sembrava totalmente casuale: ai primi di aprile del 2021, un treno che stava deportando migliaia di pendolari verso la capitale, all’improvviso è rimasto colpito dai cavi elettrici che alimentano la tratta, i quali si sono staccati e sono caduti sui vagoni, provocando l’incendio del convoglio. Otto mesi dopo, l’inconveniente si è ripetuto, questa volta all’altezza della stazione di Acilia: alla mattina del 9 dicembre 2021, il pantografo, quel dispositivo che prende la corrente elettrica dalla linea di contatto con i cavi, improvvisamente ha collassato. Di conseguenza, il treno si è bloccato in frenata automatica e, a causa dello sfregamento sui binari, ha prodotto scintille tali da provocare un altro incendio, con i passeggeri entrati letteralmente nel panico e i macchinisti costretti a staccare gli estintori per evitare una strage.

Si tratta di una linea elettrificata a doppio binario, che non si capisce perché viene, da sempre, trascurata, quando potrebbe rappresentare degnamente la quarta linea della metropolitana di Roma, costruita negli anni ’50 del secolo scorso sulla direttrice-mare. Eppure, essa viene considerata quasi un’appendice fastidiosa. Tra il Torrino e Ostia non è vero che c’è niente: interi quartieri sono sorti lì sin dagli anni ’20 del secolo scorso. I primi abitanti risalgono addirittura ai tempi degli sventramenti di Piacentini per costruire via della Conciliazione e suggellare il primo Concordato tra Stato e Chiesa del 1929. Si tratta di persone originarie dei quartieri Prati e Panìco, non di immigrati giunti dalla Calabria con le toppe al culo.

Da interi decenni, la ferrovia Roma-Lido viene considerata le peggiore linea di trasporto pubblico in Italia. Ogni giorno, avvengono disservizi, ritardi e guasti. A ripetizione sono giunte segnalazioni e raccomandazioni all’Ansfisa – l’ente indipendente che si occupa della sicurezza delle infrastrutture – e all’azienda che gestisce la linea, ovvero l’Atac prima, il Cotral poi e l’Astral dal mese di luglio 2022. Le richieste sono sempre le stesse: a) effettuare cicli di manutenzione periodici; b) prestare attenzione alle sottostazioni elettriche che alimentano la linea; c) formare il personale, affinché sappia gestire eventuali problemi ed emergenze.

Niente da fare: la Roma-Lido continua a essere considerata una ferrovia neanche di serie B, ma addirittura di serie C. E non si sa neanche bene il perché: sembra una sindrome psicologica, che prende le mosse dalla strana convinzione che il X Municipio faccia un torto a tutti affacciandosi sul mar Tirreno, ridente e felice come Riccione o Bordighera. “Tanto quelli stanno al mare 365 giorni all’anno”, mi disse una volta un tassista mentre mi riportava in città, naturalmente dopo l’ennesimo guasto notturno. E faccio notare che correva l’anno di grazia 2005: sono passati quasi due decenni e si è rimasti fermi nello stesso, identico, punto. Non li smuovi neanche con le cannonate, certi amanti dell’ordinaria amministrazione.

Insomma, c’è una parte di Roma di cui non frega niente a nessuno: perché? Lungo la via del Mare c’è Ostia Antica, quindi i turisti la frequentano. Cos’hanno fatto di male gli Ostiensi? Hanno qualche usanza particolare? Fanno troppe grigliate a Pasquetta? Vestono tute acetate h24 nelle loro villette protette dai cani? “Larve impigiamate”, mi ha scritto di recente qualcuno. Alcuni quartieri sono diventati molto belli. Come Casal Palocco, per esempio. Ma il messaggio sottinteso sembra essere sempre lo stesso: “Hai voluto andare a vivere lì? Adesso resta lì e non ti muovere. E se viene qualcuno, chiedigli la parola d’ordine”. E qual è questa parola d’ordine, di grazia? “Roma sud ci fa schifo”, forse? Tanto per esercitarsi con nuove varianti di razzismo: persino Roma dividono in due.

 

 

(11 aprile 2023)

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