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La commissione bicamerale d’inchiesta sul caso Emanuela Orlandi: hai visto mai emerga qualcosa?

di Vittorio Lussana

Il caso di Emanuela Orlandi ha risvegliato la politica: alla buon’ora. Nei giorni scorsi, infatti, si è svolta a Montecitorio la discussione sulla proposta di legge per l’istituzione di una commissione bicamerale d’inchiesta in merito alla scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta a Roma il 22 giugno 1983 e di Mirella Gregori, avvenuta il 7 maggio dello stesso anno. In aula era presente l’intera famiglia Orlandi. A cominciare dal fratello Pietro, da sempre alla disperata ricerca della sorella. Il testo del ddl aveva ricevuto l’approvazione della commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati lo scorso 17 marzo, con l’approvazione di un emendamento della relatrice Sara Kelany (Fratelli d’Italia), che recepiva le condizioni poste dalla commissione Giustizia in seguito a un suo parere sull’indagine.

Questa bicamerale avrà gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria: 1) potrà verificare le criticità e le circostanze che hanno determinato la mancata individuazione dei responsabili delle due scomparse; 2) dovrà accertare lo svolgimento dei fatti, attraverso la raccolta e la valutazione dei documenti e degli elementi di prova utili a ricostruire la vicenda. La commissione opererà, inoltre, per la durate dell’intera legislatura e, al termine dei lavori, presenterà una relazione sui risultati dell’inchiesta.

A comporre l’organismo, 20 esponenti della Camera dei deputati e 20 membri del Senato della Repubblica, nominati dai rispettivi presidenti in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari. Ovviamente, i componenti di tale commissione dovranno dichiarare di non ricoprire e di non aver ricoperto  alcun ruolo nei procedimenti giudiziari precedenti e relativi, ovviamente, alla scomparsa delle due ragazze. Espletata la formalità, entro dieci giorni verrà convocata la sua prima seduta d’indagine.

Si tratta di un’inchiesta molto attesa: un caso freddo, che coinvolge l’opinione pubblica romana da almeno 40 anni e che si aggiunge all’inchiesta annunciata, nel gennaio scorso, dal Promotore di giustizia della Santa Sede. Finalmente, la nostra classe politica sembra intenzionata a far qualcosa di utile e interessante: un’indagine che si muoverà, da un lato, sullo sfondo della guerra fredda per via della richiesta di uno scambio delle ragazze con Alì Agca, l’attentatore di papa Giovanni Paolo II; dall’altro, quello delle guerre interne in Vaticano, innescate dal dissesto delle finanze ecclesiastiche, tra cui quella dello Ior di monsignor Marcinkus e del crack del Banco Ambrosiano. Ci sarebbe anche una terza traccia, in verità: quella di un delitto a sfondo sessuale a lungo occultato, insieme ai corpi delle due ragazze. Ma questa è solo una mia vecchia idea

Emergerà qualcosa di inedito da un simile gioco di società? Noi dubitiamo fortemente:  di certo non abbiamo una classe politica di Sherlock Holmes, bensì dei giudici a volte arroganti e a volte bislacchi, che ragionano modo loro lanciandosi accuse a vicenda su qualsiasi cosa: un po’ come gli elettori che li hanno votati. I quali, in fondo, si rispecchiano nei loro beniamini: a gente corrisponde gente

Forse, sarà un buon modo per fargli fare qualcosa di utile e scaricare, in tal guisa, il loro populismo e la loro tifoseria da stadio calcistico: hai visto mai che salti fuori qualcosa? Perché i nostri parlamentari, tutto sommato, sono come i ragazzini: bisogna tenerli impegnati con qualcosa di impegnativo, che li distragga, per evitare che facciano casino.

E non li si può lasciar da soli un attimo.

 

 

(22 marzo 2023)

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