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Se “tutto” il PD tornasse a fare politica nei collegi (e il front-man non può essere Cuperlo)….

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di Daniele Santi

La decisione “con polemica” di Monica Cirinnà che decide di andare a lottare voto per voto in un collegio uninominale che la vede nettamente sfavorita, anziché abbandonare la partita rivendicando un diritto divino è cosa che dovrebbe essere lezione ad un partito che in troppe occasioni ha presentato baroni dei quali non si capisce l’utilità.

Monica Cirinnà, alla quale insieme al troppo dimenticato Sergio Lo Giudice si deve la legge sulle Unioni Civili nata morta causa M5S che costrinse all’accordo con Alfano che la volle di serie B rispetto al matrimonio, ha dato una lezione che buona parte del PD dovrebbe seguire: tornare sui territori come se si fosse alla prima esperienza, lottare con le unghie e coi denti e vedere cosa succederà. Anche e soprattutto se il risultato negativo sembra scontato.

Una lezione che viene da una donna che insieme ad altre donne del PD, come le consigliere regionali impegnate in tour per tutto il Lazio a parlare con la cittadinanza, parlano a tutto un partito dentrofuori il Nazareno che di vedere Gianni Cuperlo a fare il front-man elettorale in televisione alle venti e trenta (o alle 8 e mezza, come volete) non ne può più. Non perché Cuperlo sia antipatico, posto che Cuperlo non è certamente un mostro di simpatia e di carisma televisivo, ma perché la sua comunicazione è completamente fuori dalla realtà, staccata dai problemi del paese, specchio di quel PD – che non è tutto il PD – che la gente che voterebbe a sinistra se questa uscisse dalle sacre stanze non vuole più vedere.

 

 

(16 agosto 2022)

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