di Giovanna Di Rosa, #Politica
La candidatura di Imma Battaglia risale a una settimana fa, più o meno, ed è una candidatura di quelle che pesano perché va a snidare l’anima intollerante e profondamente misogino-lesbofoba di una parte della politica, o di quelli che danno il loro appoggio, spesso per vanità sentendosi loro stessi i veri candidati, a quello o a quel rappresentante.
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Lo testimoniano numerosi commenti, che insinuano, ma non dichiarano, che suggeriscono, ma non declamano, che viscidamente dicono senza dire, anzi guardandosi bene dall’essere troppo irrispettosi, che va bene il candidato “La Qualunque” per Roma perché una candidatura non la si nega a nessuno, ma ci mancava solo Imma Battaglia, che ha anche la caratteristica di mandartici in fretta, se le salta la mosca al naso.
Imma Battaglia, è appoggiata da da Liberare Roma e da una parte di Sinistra Italiana, e ha lanciato la sua candidatura alle primarie del centrosinistra per il sindaco della Capitale con lo slogan “Roma è femmina” perché, come dichiara il portavoce di Liberare Roma e presidente del VIII Municipio, Amedeo Ciaccheri, Roma è “una città veramente femminista, perché non esiste urbanistica o cultura senza assumere un’ottica di genere”.
Una candidatura coraggiosa, al di là delle battute da bar non dette e dei sorrisetti coi baffi che escono fuori anche da commenti via social, perché si legge chi scrive anche quando non se ne vede la faccia, che mette in discussione un quadro politico dall’odore stantìo, prono al raggismo e alla dualità Raggi sì Raggi no.
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(27 maggio 2021)
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