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Quando il ‘selfie’ diventa uno sport estremo #pensieriniromani di Vittorio Lussana

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di Vittorio Lussana #pensieriniromani

Rischiare di morire per un ‘selfie’ va ben oltre il narcisismo. E segnala come si tratti di una ‘moda’ che sta ormai cominciando a segnare il passo. Farsi una foto rimane quella ‘ciliegina sulla torta’ che fissa un momento significativo, se non proprio felice, di un evento o di una giornata particolare. Ma in questi ultimi anni si è veramente giunti all’esagerazione: ci si ‘auto-fotografa’, ormai, anche quando si è seduti sulla tazza del water.

Tutto ciò segnala la tendenza degli italiani all’esagerazione. Rimaniamo gente che, nel fare le cose, tende ad andare a sbattere tra un eccesso e l’altro: una caratteristica tipica dei ‘perdenti radicali’. In tutte le cose, siamo così. E i lunghi decenni di dominio democristiano sono solo serviti a ‘mascherare’ questa nostra caratteristica.

Anche persone dai toni molto educati, nel momento in cui gli si chiede, per esempio, chi vorrebbe come nuovo sindaco di Roma, subito si lascia andare a forme di estremismo insospettabili. Durante la moda del ‘selfie’ ci sono stati momenti di vero e proprio delirio. Ho un conoscente, di cui non faccio il nome perché è anche uno dei miei lettori più ‘entusiasti’, che ogni vip che incontrava in città lo fermava per chiedergli di farsi un ‘selfone’ insieme a lui: un vero e proprio molestatore di persone.

Un narcisismo così spinto da trasformarsi in un’esigenza compulsiva è un qualcosa di veramente provinciale. Segnala che, quando si tornerà al ‘paesello’, si mostrerà ad amici e parenti chi si è frequentato nella grande città. Anche se, chi si è fatto il ‘selfie’ insieme a voi, dopo neanche 10 secondi vi ha letteralmente cancellati dalla propria vita.

Il discorso è un po’ diverso per le ragazze: il ‘selfie’ ha indubbiamente alimentato anche il narcisismo femminile, ma in forme più glamour e raffinate, legate a una ricerca estetica che, in certi casi, è frutto di una vita quotidiana alquanto sana e sportiva. In tal senso, ci sarebbe da rivalutare la regina cattiva di Biancaneve, che ogni giorno chiedeva al suo specchio chi fosse “la più bella del reame”, mentre Biancaneve, detto francamente, l’ho sempre giudicata un’ingenuotta un poco ‘fulminata’.

Meglio, molto meglio, la regina cattiva. Pur con tutte le sue insicurezze e i suoi complessi d’inferiorità. Anche perché, le ‘dissociate’ a letto fanno ‘scintille’. Biancaneve, al contrario, è sempre stata una ‘gatta morta’: una noiosa che, per ottenere la sufficienza, durante l’anno scolastico deve fare una fatica del diavolo, per poi finire in lacrime di fronte a un misero 38/60esimi alla maturità. E ringrazia che ti hanno concesso un paio di punti in più, cara Biancaneve: fosse stato per me, ti avrei assegnato il ‘classico’ 36, con tanto di calcio nel sedere…

In ogni caso, adesso basta con questa manìa di fotografarsi in ogni momento e in ogni situazione, finendo giù dal parapetto di Ponte Garibaldi. Il quale, lo scriviamo per chi non è romano, non è neanche il ponte più bello della capitale. Cadere giù da ponte Vittorio Emanuele II, un po’ di soddisfazione per lo meno la concede. E ci si ritrova a non più di 50 metri dall’ospedale Santo Spirito. Un ‘non luogo’ in cui, da bambino, venivo regolarmente ospitato almeno una volta l’anno. E questi sì che sono bei ricordi: hai voglia quanti ‘selfoni’ potevano saltar fuori…

 

(18 maggio 2021)

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