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“Pensierini Romani”, di Vittorio Lussana. Figli di un dio dei buffoni, o del “Pappalardo virologo piazzista”

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di Vittorio Lussana #PensieriniRomani twitter@GaiaitaliaRoma #Papalardo

 

Se non fosse un personaggio ‘macchiettistico’, il generale Pappalardo, che nei giorni scorsi si è posto a capo dei cosiddetti ‘Gilet arancioni’, sarebbe veramente da trascinare in Tribunale per fargli passare un lungo periodo di ‘cacarella’. Affermare che il Covid 19 sia un virus che non esiste quando solo ieri, 3 giugno 2020, mezza città di Roma si è dovuta impegnare a isolare un ‘focolaio di ritorno’ proveniente dagli Stati Uniti, non solo calpesta la memoria dei 33 mila morti che abbiamo avuto in questi ultimi 3 mesi, ma lede la dignità professionale di chi ha rischiato la vita, o addirittura l’ha perduta, per salvare quella di tutti gli altri. Inoltre, non ancora soddisfatto della propria ‘buffonaggine’, il generale Pappalardo si è in seguito ‘autonominato’ virologo per stabilire, senza prova alcuna, che i vaccini fanno male, poiché possono avere delle controindicazioni. E qui c’è un reato bello e buono: quello di millantato credito, poiché questo pittoresco ex ufficiale dei Carabinieri non possiede alcun titolo non soltanto per parlare di vaccini, ma persino di un banale raffreddore. Insomma, quel che preoccupa, dopo questi giorni di protesta, non è tanto una destra sovranista e populista composta da gente totalmente senza scrupoli, pronta a cavalcare qualsiasi ‘onda’ pur di avere un quarto d’ora di notorietà e di visibilità. Quel che inquieta e preoccupa è che un bel pezzo di questo Paese, da un simile cinismo ‘dopato’ e miserabile ne appaia divertito, come se nella vita si potesse scherzare su tutto. Una destra di ‘clown’, più che di populisti, che è stata capace di riprodurre perfettamente quell’antico ‘circo Barnum’ di gramsciana memoria che credevamo seppellito dalla Storia. Tutto questo ha una spiegazione ben precisa, purtroppo: in Italia esiste anche un ‘Dio dei buffoni’, che garantisce una ‘vetrina’ pure a chi dichiara cose assurde e senza alcun senso. In passato, sono stato il capofila di coloro che evidenziarono il delirio ideologico dei comunicati delle Brigate Rosse. Di fronte alle tesi del generale Pappalardo, credo oggi di dovere delle scuse sia a Renato Curcio, sia ad Alberto Franceschini.

 

(4 giugno 2020)

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