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Inseguito e accoltellato da un marocchino perché indossava un crocifisso. Bufala. Era una lite tra clochard

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di Giancarlo Grassi #Lopinione twitter@GaiaitaliaRoma #NoRazzismo

 

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L’avevano strombazzata per bene, dopo averla taciuta per due giorni, per voi venderla come l’ennesimo assalto di un islamico contro un cristiano per motivi religiosi. Che paesotto di perfetti e inutili cialtroni è questo! La notizia era suonata più o meno come il marocchino che alla vista del crocifisso al collo di una innocuo cittadino georgiano incrociato casualmente sull’autobus, lo aveva inseguito ed accoltellato alla Stazione Termini.

Purtroppo per chi voleva aumentare click e tirature ed ascolti, nell’immediato post Sri-Lanka (attentato del quale abbiamo deciso di non parlare e del quale non parleremo), le cose non sono andate come superficialmente descritto. E chiunque abbia avuto la ventura di vivere a Roma per un tempo sufficientemente lungo sapeva che le cose non potevano essere andate così.

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Si è trattato, molto semplicemente, di una lite tra clochard probabilmente per un mezzo metro di spazio sporco in più sul quale sistemare un cartone per dormire, o per custodire le proprie cose. L’insulto tra il marocchino e il georgiano è sicuramente sfociato nell’insulto religioso, avranno vituperato le rispettive madri, sorelle e moglie o ex mogli ed ora continuano la loro vita di merda con qualche problemuccio giudiziario in più. Niente attentato anti-cristiano o contro una reliquia. Niente di tutto questo. La solita bufala anti-poveracci della brava società cristiana e pro-reliquia.

Nel frattempo il ministro dell’Interno ha pensato bene, grazie a questa storiella reinventata, di chiedere ai prefetti un maggiore controllo sulle zone frequentate da immigrati. Non poteva certo perdere l’occasione. Silenzio dalla Sindaca Sfarzosa.

 





 

(23 aprile 2019)

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