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Pirozzi mormorò “Non passa la (tata) straniera”… zamzam!

di Giovanna Di Rosa #Pirozzi twitter@gaiaitaliacomlo #Elezioni2018

 

 

Pirozzi da Amatrice ferita usata come catapulta per la sua carriera politica personale, non potendo spingere troppo sull’acceleratore del profughismo spinto, non trova altro appiglio che dare sfogo alla sua anima intollerante e spingere verso il rifiuto dell’altro, accomunato in questo a tutta la becera destra che delira di tasse che svaniscono all’istante, di leggi Fornero da mondare (come se sotto il governo Monti non l’avessero votata loro), grazie a 82enni biasciconi che cadono a pezzi.

Così nasce il grido di dolore di Sergio Pirozzi, l’auto-candidato così di destra che nemmeno il centrodestra lo vuole tra i piedi: “Basta tate straniere, non insegnano nostri valori!”. E’ sottinteso, nel suo agire così di destra che nemmeno la destra lo vuole tra i piedi, che è il solo Pirozzi a ritenersi unico portatore dei “nostri valori” e loro strenuo difensore.

L’idea meravigliosa, all’auto-candidato Sergio Pirozzi, è venuta dopo un incontro con il “Popolo della famiglia”. Che folgora chi se lo incontra. Aspettiamoci quindi un prossimo attacco alle coppie dello stesso sesso, perché in campagna elettorale tutto fa voto, e l’ispirazione che arriva dal “Popolo della Famiglia” può portare da quelle parti lì.

Si è convertito all’antitatismo di fronte ad un migliaio di sostenitori – cosa non può provocare una folla gaudente che pende dalle tue labbra! – arrivati all’Eur per sostenere la candidatura del Pirozzi così di destra che nemmeno la destra lo vuole. Lui dal palco tuona: “Il mio numero di telefono è lo stesso da 30 anni”, sopravviveremo anche al fatto di non conoscerlo, e mentre finge di gridare da padrone del suo destino si rivolge in realtà più che umilmente a chi a destra comanda sul serio implorandolo di sdoganare la sua candidatura e di accettarlo nella larga famiglia delle destra intollerante e tuttofoba preferendolo a Maurizio Gasparri e a Fabio Rampelli.

Poi l’affondo dell’uomo che ha vinto su tutto [sic], e perderà contro sé stesso: “Non mi sono fatto intimorire nemmeno dalla forza della natura”, un vero eroe. Quindi, riporta Repubblica, conclude dicendo: “Questa è la battaglia della mia vita “. Appunto, solo della sua. Nessuno gli ha chiesto di combatterla. Né di prendersela con le tate, e chissà con chi ancora, pur di vincerla. E il Sergio Pirozzi che nemmeno i suoi vogliono deve convincere il Lazio di non poter fare a meno di lui. Per ora sembra essere lui a non poter fare a meno della poltrona in Regione.

Siamo alla Pirroziade. O ai pirozzi amari.





(19 gennaio 2018)

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