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Lo “schifificio” di alcuni (16!) ex-consiglieri PD alla Regione Lazio

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di Giancarlo Grassi, #Roma

 

 

E venne anche il giorno degli ex-consiglieri PD alla Regione Lazio che avrebbero giocherellato coi soldi pubblici: mica robetta. Si tratterebbe di qualcosa come 2,6 milioni di euro – che ci sarebbe chi potrebbe impiegarli in una vita intera lasciandone in eredità – soprattutto per assumere collaboratori senza alcuna procedura pubblica. I consiglieri rinviati a giudizio sono Esterino Montino, Giancarlo Lucherini, Claudio Mancini, i senatori Bruno Astorre, Claudio Moscardelli, Daniela Valentini, il deputato Marco Di Stefano ed Enzo Foschi e l’allora tesoriere Marco Perilli insieme ad altri due nel frattempo deceduti sono accusati dalla procura di Roma e rinviati a giudizio ieri.

Scrive Next Quotidiano citando Il Messaggero che tra le imbarazzanti accuse che vengono mosse ai rinviati a giudizio spicca quella nei confronti Esterino Montino, oggi sindaco di Fiumicino, che all’epoca insieme all’ex tesoriere Mario Perilli avrebbe usato 64mila euro di contributi al gruppo regionale per finanziare nei fatti la testata online “Paese sera”. La società fatturava per pubblicazioni mai uscite e, in cambio, avrebbe fatto ricevere, in particolare a Perilli, “un’utilità”, si legge nel provvedimento, “consistita nella stipula di un contratto di lavoro a progetto per la durata di un anno (successivamente prorogato per ulteriori cinque mesi) sottoscritto tra lo stesso Vincenti e Perilli Serena (figlia di Mario) per l’espletamento da parte di quest’ultima di attività di assistenza alla segreteria amministrativa della società Nuovo Paese Sera srl”. Dovranno rispondere di peculato, truffa e corruzione in concorso con l’editore, Massimo Vincenti, oltre che di abuso d’ufficio.

L’articolo continua, lo trovate qui, e spiega nei minimi particolari quelli che sarebbero stati gli abusi, compiuti finanziandoli con soldi pubblici, dei consiglieri rinviati a giudizio. Nel frattempo dal blog di Cristiana Alicata leggiamo e riportiamo.

“Altra vittima dei veti incrociati del tavolo delle trattative è stata Cristiana Alicata, anche lei inserita da Matteo Renzi nel mini-listino a disposizione del rottamatore. Sulla Alicata, attivista LGBT, già candidata alle scorse elezioni regionali del Lazio nel Pd, è scattato, violento, il veto del Pd Romano. La bocciatura del nome di Cristiana Alicata, spesso polemica con la gestione del partito, è arrivata proprio martedì pomeriggio: davanti al netto rifiuto del Pd del Lazio ad inserirla nelle sue liste. Un veto che, secondo alcuni, nascerebbe dalla battaglia, improntata sulla trasparenza, portata avanti dall’esponente democratica contro la ricandidatura dei consiglieri regionali uscenti della Pisana, rei di non aver saputo dire di no al proliferare dei rimborsi per i gruppi consiliari. Consiglieri regionali che, paradossalmente, grazie alle primarie dei parlamentari, in qualche caso ritroveremo addirittura in Parlamento. E’ il caso, per esempio di Bruno Astorre o Claudio Moscardelli. Tutti candidati nelle liste del Senato nel Lazio, e tutti riconosciuti come veri e propri “imperatori” delle preferenze nel territorio laziale”.

La politica si riduce troppo spesso a “schifificio”. Pensiamoci prima di accusare solo gli altri e sentirci bravi e belli a nostra volta in barba, troppo spesso, alle regole o, peggio, interpretando le regole a nostro uso e consumo e personale visione. Con questa politicaccia non si va da nessuna parte. Vale per il M5S e vale per il PD. E vale per tutti gli altri, dalla Lega a Forza Italia. Da Tangentopoli sono passati più di vent’anni e le giusitificazioni dei rappresentanti di tutti i partiti che si trovano implicati in corruzione, scambi di favore, abusivismi o falsi, la giustificazione è sempre la stessa: colpa degli altri.

 




 

(29 settembre 2017)

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