Si è impiccato con un lenzuolo il 22enne originario della Guinea Ousmane Sylla, ed è stato trovato senza vita dai suoi compagni di CPR. Che sono centri di detenzione di gente che, per fame o per necessità, cerca una vita migliore fuggendo come può coi mezzi che ha verso quel civile occidente che li tiene rinchiusi in gabbie come bestie.
Sono immediatamente scattate proteste interne al centro, due carabinieri e un militare dell’esercito sono rimasti feriti, perché a una disgrazia senza senso ne seguono sempre altre, pure senza senso. Il 22enne è stato trovato impiccato con un lenzuolo ad una grata intorno alle 6 del mattino del 4 febbraio. Era arrivato a Roma il 27 gennaio. Ha scritto sul muro il suo nome, il suo cognome, il suo villaggio di provenienza. E una preghiera.
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“Si je mourai j’aimarai q’on renvoi mon corp en Afrique. Le militaire italien connait rien. L?Afrique me manque beacoup et ma mère aussì” (….) “Per favore, riportate il mio corpo in Africa, mi manca tantissimo il mio Paese, mi manca tantissimo mia madre. Le forze dell’ordine non capiscono nulla, nemmeno la mia lingua. Non ne posso più, voglio solo che la mia anima riposi in pace”.
La frase è riportata da Repubblica e ripresa dai maggiori quotidiani. E’ contro gente che scrive cose così, sentimenti tanto semplici e tanto umani che si scatena la propaganda razzista contro i migranti. C’è forse la remota possibilità, a credere alla speranza, che dal governo evitino ogni commento. Remota, ma possibile. Che vergogna.
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(4 febbraio 2024)
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