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Crosetto rispettosamente eccessivamente preoccupato

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di Vittorio Lussana

Le preoccupazioni espresse dal ministro Crosetto sul Corriere della Sera appaiono alquanto allusive e pretestuose. Egli ha parlato di riunioni carbonare di magistrati, ma andando a verificare, negli ultimi tempi si sono celebrati solo un paio di eventi – uno di Magistratura democratica e un altro di Area – in cui sono state espresse indicazioni generiche: nulla di più.

Insomma, le parole di Crosetto assomigliano molto a una paranoia. Forse egli teme che l’appetito atavico del proprio Partito, Fratelli d’Italia, possa generare qualche inchiesta, per esempio circa l’utilizzo dei fondi del Pnrr. Ma allora il problema è politico, non giudiziario. In secondo luogo, “male non fare, paura non avere”, recita un vecchio adagio: perché, dunque, scatenare una polemica in un momento persino tranquillo? Il ministro Crosetto, nei giorni successivi, ha anche ammesso di aver manifestato semplicemente una preoccupazione che gli sarebbe stata riferita. Come se ogni volta che il centrodestra va al Governo, la magistratura s’incaricasse di fare opposizione e di provocarne l’implosione. Un luogo comune, a dire il vero, dato che gli esecutivo caduti per delle inchieste giudiziarie non sono poi molti. Noi ricordiamo solamente il Prodi bis, sostenuto da una maggioranza di centrosinistra.

Il difficile rapporto tra politica e magistratura deriva anche da una serie di cattive interpretazioni e da qualche coscienza sporca. Il direttore editoriale de Il secolo d’Italia, per esempio, ha ribadito alcune sere fa a 8 e mezzo, innanzi a Lilli Gruber, un antico teorema corporativista, che vorrebbe ridurre il potere giudiziario a mero Ordine professionale, come quello dei giornalisti. I quali, tuttavia, sono un corpo professionale condizionato dagli editori, soprattutto in termini di finanziamenti e sostegni pubblicitari. E gli editori non sono giornalisti a tutti gli effetti: sono imprenditori. Alcuni di loro, lo sono stati in passato, ma oggi esercitano un’altra professione.

In ogni caso, la magistratura, in democrazia, dev’essere autonoma e non può subire condizionamenti. E proprio per questo motivo, essa viene considerata un potere dello Stato a tutti gli effetti. La solita tentazione golpista delle destre, generatrice di cattiva coscienza. Una tendenza semplificatoria: in caserma si deve obbedire agli ordini e chi non lo fa viene punito. Anche quando l’ordine risulta miope o ingiusto, poiché a destra l’equilibrio tra libertà e giustizia non esiste: si fa quello che stabilisce il capo. Se poi questo capo è una persona con un corto circuito in testa, pagano tutti quanti: ecco in cosa consiste il loro amore demagogico verso quella “nazione” di cui tanto si riempiono la bocca.

La destra italiana, anche nei suoi casi umanamente più sinceri, come quello di Guido Crosetto, non riesce a uscire dal proprio labirinto autoritario: non tollera una società orizzontale e continua a ragionare in termini di gerarchia, anche tra poteri dello Stato. Ma è solo roba vecchia: una mentalità che conduce molti esponenti a vedere nemici ovunque e, quando non ve ne sono, addirittura a crearli. Anche durante fasi in cui nessuno sta facendo nulla di particolare. Per non parlare della tendenza, insopportabile, a mettere le parole in bocca alla gente, mal interpretando le frasi altrui. Non è ignoranza o difficoltà a leggere le distinte sfumature di un ragionamento o un verbo al condizionale: è proprio malafede.

C’è pure qualche giornalista di destra che adotta questi metodi. E sa benissimo che il sottoscritto ne è al corrente. La sola differenza è che quelli come noi non si chiamano Silvio Berlusconi e non si legano le cose al dito per l’eternità. Perché in democrazia, le persone non sono tutte uguali: non siamo tutti omologati o integrati al sistema. Ed è esattamente per questo motivo che sappiamo come modificarlo e indirizzarlo, anticipando risposte. Certamente, il livello qualitativo è ormai scaduto anche nel campo progressista: sono il primo ad ammetterlo. Ma in termini di principio, noi seguiamo altre scuole di pensiero.

Perché non farselo spiegare prima?

 

(28 novembre 2023)

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