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Amarcord metropolitani #pensieriniromani

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di Vittorio Lussana

A Roma, si è tornato a parlare di metropolitane. Lo ha fatto il sindaco Gualtieri, per giustificare le vere e proprie giornate di passione conseguenziali all’assalto turistico di primavera, che avviene tutti gli anni, peraltro. Per non parlare dei vari stop al servizio, che non sarebbero una cosa grave, se non fosse per il fatto che avvengono a gatto selvaggio, senza che nessuno si degni di avvertire i cittadini. Far girare le informazioni rimane il vero punto debole della capitale, in tutti gli ambienti e settori: ognuno si occupa dei beneamati cazzi suoi. Ma Roberto Gualtieri ci ha tranquillizzato a tutti: con il Giubileo del 2025 ci saranno nuovi investimenti. Per fortuna che c’è sempre il Papa a salvare Roma in calcio d’angolo…

Gualtieri si è poi messo a parlare dei binari della metro A, i quali si rompono, spesso e volentieri. Entrando in contraddizione però, perché è vero che la linea rossa della capitale è stata inaugurata nel febbraio del 1980 e che, da allora, nessuno ha più fatto un cavolo. Ma è anche vero che i principali disagi degli ultimi anni sono avvenuti sulla tratta Ottaviano-Battistini, la quale invece è più recente e risale ai mondiali di calcio del 1990. Sia come sia, la linea A, da gioiellino che era, ha finito col diventare la peggiore metropolitana della capitale: probabilmente, anzi sicuramente, la sistemeranno, dato che da luglio 2022 la stanno chiudendo ogni sera alle 21.30, per poter svolgere vari interventi di manutenzione notturna. Nel frattempo che sistemano la A, sicuramente peggioreranno la B e la C: vedrete che andrà a finire così, con la flemma che circola da queste parti.

Da questo punto di vista, i napoletani sono assai migliori dei romani: loro, per lo meno, sono dei disorganizzati che si organizzano, trovando sempre il modo per fare le cose. A Roma, invece, non si ricorre nemmeno agli sforzi di fantasia. E attraversarla da parte a parte diventa un’odissea nel vero senso dell’epopea omerica, con carbonare improvvisate dalla Maga Circe o vere e proprie birrate nell’antro di Polifemo, ricordando i bei tempi andati di Ulisse e dei suoi compagni che tentavano di tornare a casa loro: esattamente come i romani di oggi. In tutto questo, nessuno ha osato citare le condizioni della tratta Roma-Ostia Lido: evidentemente, quella non è Roma, chi lo sa il perché? Boh…

Infine, ci si è sbizzarriti a rammentare le singole stazioni, periodicamente chiuse per lavori di ristrutturazione. Si è trattato di un vero e proprio Amarcord: ognuno ricordava solamente i fatti suoi. La stazioncina di piazza Re di Roma è stata chiusa più volte, ultimamente. E tutti ne parlano male. Ma in realtà, i lavori di ammodernamento di quella in viale Manzoni sono durati un intero decennio. E non vi dico cosa succede a Lucio Sestio quando piove. Infine, una lacrimuccia è stata versata ricordando i fatti di piazza della Repubblica, per la nota vicenda delle scale mobili che si sono sganciate, provocando anche un morto. Perché a Roma si muore anche e soprattutto così, per pura fatalità o disgrazia. E dei risarcimenti, tanti saluti e grazie di tutto. Sigla!

 

 

(9 maggio 2023)

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