C’è l’accordo PD-Azione: Meloni è nervosetta

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di Giovanna Di Rosa

E’ nervosetta Meloni dopo la notizia dell’accordo Azione-PD, più nervosetta di Fratoianni che avendo lui stesso suggerito l’accordo in televisione ospite di In Onda, non avrebbe nemmeno necessità di incazzarsi; più nervosetta di quanto forse lei stessa si aspettava perché è lì lì dal diventare reginetta della festa e tutti vogliono ciò che vuole lei.

Così dal sito di Fratelli di’Italia ecco la piccata risposta meloniana:

L’alleanza Pd-Azione fa chiarezza sulle forze in campo alle prossime elezioni. A misurarsi con il centrodestra e FdI ci sarà la solita sinistra. Il Pd, la sinistra estrema e Azione, la costola del Pd presieduta dall’europarlamentare eletto nel Pd, Carlo Calenda. Finisce la storiella di Azione partito moderato, alternativo alla sinistra tutta tasse, assistenzialismo e nemica del ceto produttivo.

La risposta di Meloni è sbagliata e il suo racconto della realtà assai lontano da ciò che succede sul serio: a candidarsi a governare l’Italia non c’è nessun sedicente centrodestra; c’è la solita destra chiacchierona e inconcludente che sta lì dal 1994 a dire le stesse cose, che non ha fatto nulla e che continua dal 1994 a prendersela con comunisti che non esistono più e con una sinistra che non è più quella che loro raccontano dal 1989. E’ quella destra al governo tra il 2008 e il 2011, governo del quale Meloni era ministra, parentesi che deve ritenere sciagurata se non la nomina mai; una destra che non si è mai affrancata da radici tristemente note all’Italia del post-seconda guerra mondiale popolata da troppi nostalgici dai quali Meloni non ha mai preso sufficientemente le distanze.

Questa destra nervosetta che vuole vincere facile e per investitura divina ha invece di fronte una coalizione completamente nuova, con il PD al centro – che i conti con il suo passato li ha fatti, al contrario di Fratelli d’Italia – e che vede al suo interno Azione, la Buona Destra (di ispirazione antisovrranista, interessante esempio di destra centrista liberale e democratica, dice qualcosa l’aggettivo democratica?), il nuovo centro di Di Maio, le sinistre progressiste e ambientaliste. Insomma di vecchio ci sono solo Berlusconi, Salvini e Meloni.

Altro che la “solita sinistra” qui di solita c’è solo questa destra con la sua alfiera da un restyling al giorno. Sempre meno credibile. Che vuole solo vincere al grido delle solite cose che la sua destra, dal 1994 in poi, non ha mai mantenuto spingendosi fino ai fasti del governo 2008-2011, quando si arrivò alla destra della “nipote di Mubarak” e lo spread abbondantemente oltre i 500 punti. E parlano ancora di governare l’Italia.

 

 

(2 agosto 2022)

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