Ddl Omotransfobia, Gaynet: “Chi ha applaudito a novembre abbandoni la retorica di Putin sui diritti”

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di Redazione LGBTIQA+

“La ripresentazione del Ddl Zan è un fatto positivo che riapre il dibattito in Italia dopo il vergognoso applauso di novembre allo stop in Senato”, lo scrive Rosario Coco, Segretario di Gaynet, in una nota stampa.

“L’Europa” continua Coco, “affronta una guerra giustificata dall’odio verso le persone LGBTI e verso i Pride, come confermano le recenti sanzioni della UE al patriarca ortodosso Kirill: non sono più possibili ambiguità sui temi dei diritti e delle libertà civili e anche un Paese come l’Italia, con la destra tra le più putiniane d’Europa, deve prenderne atto. L’emergenza omotransfobia è sotto gli occhi di tutti ed è evidente che il provvedimento serve in primo luogo per cambiare la cultura: secondo gli ultimi dati pubblicati da ISTAT e UNAR,  una persona su 5 in unione civile è stata discriminata sul lavoro, mentre il report UNAR sui crimini d’odio parla di un’aggressione omotransfobica ogni tre giorni. Chi cita ancora l’Oscad, l’osservatorio della polizia di Stato, per smontare il concetto di emergenza, dimentica che quei dati non possono essere sistematici proprio perché in Italia la legge non prevede quella fattispecie di reato (under recording). Oggi è infatti possibile denunciare un crimine razzista, ma non un crimine omofobo: l’Italia è il solo paese fondatore della UE in questa situazione, insieme a Bulgaria, Polonia, Lituania e Rep. Ceca. La legge Zan estende la legge Mancino-Reale, oggi integrata nel codice penale, alle discriminazioni e alla violenza motivate da orientamento sessuale, identità di genere, sesso, genere e disabilità. L’appello va quindi – prosegue Gaynet – ai parlamentari delle destre italiane, affinché colgano l’occasione di ravvedersi abbandonando la retorica anti-lgbt, la stessa usata da Putin contro l’Occidente”.

“Il nostro auspicio – conclude Rosario Coco – è che in  parlamento ci si assuma la responsabilità di trovare i numeri per evitare uno scenario incommentabile come quello di novembre e non si ceda a compromessi al ribasso quali l’eliminazione dell’identità di genere dalla legge, che giusto una settimana dopo lo stop di novembre entrava nel novero delle discriminazioni proibite dai messaggi pubblicitari nelle strade con il dl trasporti: le prese in giro non sono più tollerabili”.

 

(5 maggio 2022)

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