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Caro Zorzan, guardati dalle “oche” e dai “colli fatali” di Roma #pensieriniromani di Vittorio Lussana

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di Vittorio Lussana

Con le 3 metropolitane di Roma, siamo alle solite: pochi treni in funzione, paralisi della rete, delirio in tutte le stazioni. La linea B – “quella blu” per i romani – sta viaggiando con 12 treni su 48: troppo poco per una linea che congiunge zone molto popolose, quali l’Eur e le periferie orientali di Rebibbia e Tiburtino, con il centro della città vecchia. Addirittura, la diramazione B1, che dal 2012 connette viale Libia e Conca d’oro con piazza Bologna, dal 1° marzo scorso non è più in funzione, sostituita da alcuni bus-navetta: in buona sostanza, i quartieri di Montesacro e Talenti sono tornati agli anni ’90 del secolo scorso.

Anche la nuova metro C è in forte difficoltà, poiché è stata prevista una revisione dei suoi treni che sta indebolendo il servizio, privandolo di un convoglio al mese. Infine, la linea A, ovvero “la rossa” per gli abitanti della capitale, ha strappato con difficoltà una proroga alla revisione, in attesa che giungano nuovi treni. Inoltre, per quanto riguarda la Roma-Lido, idem come sopra: convogli troppo vecchi, che riducono le corse, costringendo le persone ad attese di 40 minuti. Oltre a ciò, da più di un anno i pendolari provenienti dalla direttrice-mare possono arrivare solamente sull’orlo di Eur Magliana, perché la parte che conduce sino alla stazioncina di Piramide-Ostiense è tutta un cantiere in rifacimento. E con i tempi biblici delle ristrutturazioni romane, tutti si vedranno costretti per lungo tempo a confluire alla Magliana, che infatti è diventata uno snodo fondamentale e che, nonostante la riqualificazione effettuata ai tempi del mondiali di Italia ’90, regge a malapena l’incrocio uncinato degli spostamenti di Roma sud.

Per quel che concerne la revisione dei convogli, essa riguarda in particolare le ruote, che debbono essere periodicamente ricalibrate tramite un tornio. Si tratta di un macchinario che pare abbia addirittura subito alcuni atti di sabotaggio da parte di ignoti, paralizzando, il 1° marzo scorso, l’intera linea B. Sulla cosa si sta, ovviamente, indagando. Ciò non toglie lo sconcerto dei romani nel venire a sapere che qualcuno, in città, ci mette proprio tutto l’impegno possibile per procurare danni e guasti sull’intera rete del trasporto pubblico romano. Insomma, un classico giallo-capitolino non poteva mancare.

Gruppi di teppisti che prendono a martellate un tornio per la revisione delle ruote delle metropolitane, solamente a Roma potevano essere concepiti. A che pro? Non è dato sapere. Forse, solamente il gusto di provocare danneggiamenti o possibili incidenti. Ciò non toglie che la coperta urbana fornita dalle 3 reti metropolitane della capitale sia veramente troppo corta, per una metropoli di 3 milioni di residenti i quali, in ogni santo giorno del calendario gregoriano, tra turisti e pendolari raddoppia quasi a 6. I due anni di pandemia, con le sue restrizioni e limitazioni, potevano essere un buon momento per ristudiare l’intera rete ed eliminare i suoi punti deboli. Niente da fare: a Roma, pigrizia e procrastinazione imperano dai tempi dei Tarquini e degli Etruschi. Soprattutto, nel settore pubblico e amministrativo.

A Roma mancano le competenze, le risorse e persino la voglia di mandare avanti una capitale cronicamente abbandonata a se stessa, totalmente priva di senso civico. I problemi sono anche di tipo antropologico-culturale: troppa gente sbagliata nei posti sbagliati, assunta in base a logiche clientelari sia da una parte, sia dall’altra. In questi giorni, proprio l’Atac ha annunciato l’arrivo di un nuovo direttore generale “con delega strategica”, si mormora: tale Alberto Zorzan, proveniente da Milano come nel caso del recente consigliere Arrigo Giana, anche quest’ultimo con incarichi di “pianificazione strategica”. Speriamo che questi due signori riescano a fare qualcosa, perché in tema di trasporto pubblico, a Roma, va tutto sempre peggio. E non si riesce proprio a trovare il modo per abbandonare gli antichi andazzi generali della Città dei 7 colli.

A proposito di colli romani, il nostro suggerimento ai nuovi arrivati è il seguente: fate molta attenzione, cari Giana e Zorzan. Roma, infatti, non è una città di pianura come Milano, in cui la progettazione coincide quasi perfettamente con la realtà. A Roma, i suoi “colli fatali”, come li definì un tempo qualcuno, furono in grado di sfiancare persino gli elefanti catturati a Pirro, il re dell’Epiro e i cammelli della regina Cleopatra. Per non parlare delle difficoltà avute da Brenno nello scalare, alla testa dei suoi Galli, il Campidoglio. Perché quando c’è da difendere lo status quo, Roma e i suoi abitanti diventano imbattibili. Oche comprese.

 

(2 marzo 2022)

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