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Perché a Roma la democrazia è solamente una vuota parola #PensieriniRomani di Vittorio Lussana

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di Vittorio Lussana, #Politica

 

Ricordo che, una volta, ottenni una serie di sponsor, per il sostegno di un quotidiano romano. Consegnai i contratti pubblicitari e versai i pagamenti, tra cui una cambiale bancaria impostaci dal tipografo, che venne regolata salvando il ‘culo’ all’editore. Tuttavia, nei mesi successivi, in quel giornale non mi venne concessa in alcun modo la possibilità di inserire alcune notizie di cui ero entrato in possesso, nonostante avessi lavorato alla creazione di quel quotidiano giorno e notte, a cominciare dal suo progetto grafico. I 5 stelle sono esattamente così: tu puoi fare di tutto, risistemare i loro piani e i loro programmi, assolutamente vaghi e generici, ma sotto il profilo sostanziale e pratico sono loro a decidere tempi e modi di ogni cosa. Esattamente, come facevano le burocrazie sovietiche.

Personalmente, ti sono anche grati per il tuo impegno, perché sono ‘populisti di sinistra’ e persone a modo. Ma ciò è valido solo formalmente: il lavoro che hai svolto passa ben presto ‘in cavalleria’. E non puoi neanche permetterti di chiedere qualcosa in cambio.

Matteo Renzi aveva ragioni da vendere, in questa crisi di governo. Ma gli italiani non lo hanno compreso. Perché loro, gli italiani, ancora oggi ragionano per ‘tifoseria’, per pura ideologia. Se un leader di destra fa schifo, loro lo votano lo stesso, purché non vincano “quelli che stanno di là”. Invece, ci sono ottimi leader di destra e pessimi esponenti politici di sinistra. E viceversa. Insomma, la realtà, anche la realtà politica, è sempre molto più complessa di quanto sembri.

A Roma, in particolare, non c’è mai alcuna obiettiva misurazione dei provvedimenti presi da una Giunta o da un Consiglio comunale qualsiasi. E tutto si trasforma in una presa per i fondelli, in un ‘giuoco degli specchi’ in cui, per dirla con Antonio Gramsci “colui che all’interno di un gruppo sociale qualsiasi dovrebbe essere considerato il migliore, finisce con l’apparire come il peggiore…”.

Per questo motivo, a Roma e in Italia, la democrazia è soltanto una vuota parola. Esattamente per questo, alla prossima corsa al Campidoglio io voterò e farò votare Carlo Calenda, che per lo meno è persona competente. Il Pd, invece, vorrebbe sostenere Virginia Raggi. Mi dispiace: non sono un tifoso. Anche se difenderei Nicola Zingaretti a ‘spada tratta’ come amministratore locale, poiché a suo tempo fece bene in quanto presidente della Provincia di Roma e, in questi anni, è stato un ottimo presidente della Regione Lazio.

Ai tempi del sindaco Marino, io non fui d’accordo in niente con Renzi e Orfini. Ignazio Marino fu vittima di una campagna di diffamazione e di mortificazione, anche personale, a dir poco agghiacciante. E la verità giudiziaria ha confermato in pieno quanto vado scrivendo. Tuttavia, quell’episodio, rivisto oggi sotto il profilo analitico, dovrebbe darci piena consapevolezza in merito a come sono messe molte ‘cose’ a Roma. E di come certi gruppi di potere e di interessi possano risultare, da queste parti, molto influenti e condizionanti. A scapito di ogni verità e senza alcuna vergogna.

Oggi sappiamo, quanto meno, che Matteo Renzi quella lezione l’ha capita, date le reazioni negative che ha ottenuto negli anni successivi. Aspettiamo di vedere se la capiranno, un bel giorno, anche i romani. E gli italiani.

 

(26 gennaio 2021)

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