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Il discreto fascino della Regione Lazio. “Pensierini Romani”, di Vittorio Lussana

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di Vittorio Lussana #PensieriniRomani twitter@gaiaitaliaroma #Lazio

 

La presente rubrica di solito è dedicata a fatti e ‘fatterelli’ della capitale d’Italia. Ma questa volta, voglio parlare della Regione Lazio, che sotto il profilo della ‘tenuta sanitaria’, in questa dura prova della pandemia si sta rivelando un territorio caratterizzato da una popolazione più solerte e dignitosa di quanto ci si potesse aspettare. I suoi problemi, in effetti, sono sempre stati altri: strutture ospedaliere fatiscenti; liste d’attesa eccessivamente lunghe per qualsiasi tipo di esame medico, anche una semplice risonanza magnetica. Tuttavia, il Lazio è dotato di un personale medico e infermieristico all’altezza della situazione.

Certo, la sensazione è spesso quella di un ‘casino’ pazzesco e informazioni contraddittorie almeno fino a quando non si incontra un professionista. Ma quando ciò accade, tutto prende la direzione giusta. Bisogna avere un po’ di pazienza, questo sì. E il sistema telefonico di prenotazione delle visite, il cosiddetto ‘Cup’, è alquanto disordinato e non sempre tempestivo. Ma superate alcune difficoltà iniziali, le cose procedono secondo un loro ‘andamento lento’. Lento, ma non statico; difficoltoso, alcune volte, ma non impossibile.

La vera notizia di questi giorni, insomma, è trovare il Lazio in cima alla classifica delle vaccinazioni. E ho scoperto che la sua gente, i laziali – non in senso calcistico, ovviamente – sono persone che, tra loro, si vogliono bene. Alla fine, si tratta di una regione dell’Italia centrale: c’è da tirare un sospiro di sollievo per questa notizia, poiché la disorganizzazione degli ultimi decenni sembrava farla scivolare verso una condizione ‘meridionalizzata’. Invece, no: quando arriva il momento di tirar fuori le ‘unghie’, la gente del Lazio è capace di mettersi al lavoro. E scoprire tutto questo, mi ha fatto piacere.

Certamente, ci sono alcuni squilibri ed eccessi opposti: istituti d’eccellenza affiancati da situazioni al limite del sopportabile. Ma nessuno, alla fine, va ‘a tappeto’. Nessuno si arrende. E questa rimane una qualità, professionale e umana, non di poco conto, dalla quale si potrà sempre ‘ripartire’.

 

(6 gennaio 2021)

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