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“Pensierini Romani” di Vittorio Lussana. “A ‘mpunito…” (affettuosissimo ricordo di Gigi Proietti)

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di Vittorio Lussana  #GigiProietti twitter@GaiaitaliaRoma #PensieriniRomani

 

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Gì, però, pure te: prenni e te ne vai così? A 80 anni precisi precisi, come fossi ‘na cambiale? Ecchì l’ha firmata ‘sta cambiale? De chi è stata ‘sta bell’idea de facce ride cor finale già in scadenza? M’hai tarmente ammutolito che manco un post su Facebook ho messo ancora: nun je la faccio proprio. Manco la penna me se arzava, Gì. A me che ce lo sai quante ce n’ho da dije a questi…

Sei stato er primo che m’ha messo ‘na sorca gnuda innanzi all’occhi. Co’ mi padre e mi’ madre che ridevano, pe’ come ero rimasto: a bocca aperta. E sei stato er primo a suggericce de’ annà a riprende’ Petrolini, co’ li suoi personaggetti: Giggi er bullo e Salamini. E Gastone: ‘na presa per il culo dei divi der cinema, che già stavano lì pronti a svuotacce li teatri.

Pure te me devi fa’ incazzà? Era già n’anno de’ merda e tu all’improvviso prenni e ci accanni così? E come glielo spiego io a questi che semo stati noi? Come affacché? A tirà fori tutti quanti dalla merda, Gì. Nun te lo ricordi che stavamo a morisse de’ pizzichi su all’Aventino, co’ Fiorenzo che faceva Plauto e Ammirata su ar Giannicolo? Come glielo spiego, che semo stati noi a manna’ ’n soffitta ‘sto vernacolo?

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E tu che ce dicevi: “Annate a ripescà, che Roma è ‘n patrimonio: resteranno tutti quanti zitti e mosca. Perché Roma è sempre Roma…”. Perché Roma è sempre Roma, questo è vero. Pure quanno soffiano li venti più bastardi, che te tajano la faccia. ‘Na Roma che, finarmente, ‘na faccia ce l’aveva: la tua, Gì…

Come cazzo glielo spiego tutto questo? Co’ tutto er culo quadro che se semo fatti? Che te pensi? Che quarcuno se ricorda? Manco che se so’ magnati ieri più lo sanno. Questi fanni ancora li furbetti. E se je devi di’ quarcosa, devi fa’ come Pasquino. Questi ridono, Gì, ma nun capiscono. Mica ce lo sanno, ancora, che li stavamo a prende’ tutti per il culo. Con affetto, certamente, sperando che capissero. Ma quanno lo capiscono, Gì? Quando capiscono? Nun è che nun capiscono: non vonno capì. So’ mpuniti, Gì. Propio come dicevi sempre tu a me: “A ‘mpunito…”.

 

(6 novembre 2020)

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