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Caro generale Vannacci, a noi basta solamente una parola: come nella pubblicità di Tino Scotti

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di Vittorio Lussana

A Roma, una coppia di turisti americani, genitori di 7 figli, ne hanno dimenticato uno sull’autobus. L’episodio è finito bene: anche se con qualche affanno, la famiglia americana, che aveva lanciato l’allarme presso il personale Atac di via Marco Polo, ha potuto riabbracciare il proprio figliolo al capolinea del 30. Una menzione speciale dobbiamo riservarla all’autista, Daniele D’Ortensi, che ha saputo calmare il ragazzino dopo averlo ritrovato in lacrime rannicchiato in un angolo del mezzo pubblico da lui guidato, per poi riconsegnarlo, senza troppi traumi, ai propri genitori.

A Milano, questo genere di episodi vanno assai diversamente: i genitori di Matteo Salvini, per esempio, anche avessero tentato i modi di liberarsi del futuro leader della Lega, se lo sarebbero ritrovato a casa, attratto dall’odore di risotto alla milanese o di cotolette impanate. Lo testimoniano molti tweet quanto lui ami la buona tavola. Certamente, simili traumi hanno reso il nostro vicepremier stracarico di carenze affettive, che lo portano a ricercare consensi continuamente: non per finalità elettorali, come tutti erroneamente pensano, ma per motivazioni totalmente psicologiche. Matteo Salvini, se non riesce ad alzare voti, si mette a piangere come un bambino dimenticato sulla 60 (a Milano, il pullman numero 60 va citato al femminile, anche se nessuno sa bene il perché, ndr).

Schezi a parte, il nostro vicepremier, in questi giorni, ne ha detta un’altra delle sue: “Non voglio candidarmi alle europee: voglio impegnarmi principalmente nel governo del Paese. Mi piacerebbe, però, candidare il generale Vannacci: un’altra delle vittime della sinistra radical chic”. Perché secondo Matteo Salvini, segnalare la pubblicazione di un libro su Amazon, che non è un editore ma solamente un distributore, in quanto priva di controllo da parte di un editor e senza la peer review di un comitato editoriale, significa mettere in croce un autore o uno scrittore qualsiasi. Cosa che viene fatta, peraltro, anche a destra, magari mescolando due tweet assieme, al fine di mettere in bocca alla gente cose che non ha mai neanche pensato in vita sua.

Insomma, secondo Matteo Salvni, essere radical chic significa fare le cose per bene: mica si rende conto delle assurdità che dice. Solamente in Italia possiamo avere dei leader politici di questo genere. E ciò vale tanto a Roma, quanto a Milano. E’ quello di Salvini, il vero mondo all’incontrario: ha capito, caro generale Vannacci? E non abbiam bisogno di alcun consenso per dimostrarlo, né da parte dei lettori, né di potenziali elettori: basta la parola.

Come nel caso della pubblicità del noto confetto, ben interpretata da Tino Scotti

 

(9 gennaio 2024)

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