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Il sincero dolore di Primavalle per Michelle

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di Vittorio Lussana

Vivissimo il dolore del vicino quartiere di Primavalle, spesso bistrattato nel giudizio dei romani, in seguito all’assassinio della giovanissima Michelle Causo di 17 anni, per opera di un coetaneo italiano, ma originario dello Sri Lanka.

A parte qualche esagitato di estrema destra, c’è da dire che la borgata ha dimostrato maturità e coesione civile, al fine di evitare inutili vendette nei confronti delle comunità indiane e singalesi, stabilitesi da tempo nella zona e, tutto sommato, ben integrate. Certamente, tutti riflettono sull’accaduto. In particolare, sull’intenzionalità del ragazzo, che dopo aver ucciso Michelle a coltellate “per poche decine di euro”, come lui stesso ha ammesso, ha infilato il cadavere della ragazza in un saccone nero della spazzatura, per poi tentare di trascinarlo sino ai cassonetti dei rifiuti. Un’operazione che appare studiata a tavolino: non è normale andare in giro con due sacchi neri: quelli grandi, solitamente utilizzatii dalle imprese di pulizia che si occupano di ripulire grosse strutture.

Primavalle è un quartiere piccolo. Ma non è la classica periferia anonima, tipica dei quartieri-dormitorio. Certamente, le sue origini sono proletarie, poiché la zona venne progettata dal fascismo negli anni ’20 del secolo scorso per fare un po’ di edilizia popolare. Persino i marciapiedi sono stretti ed è difficile passeggiare in coppia: bisogna camminare uno dietro l’altro, in fila indiana. Si capisce che venne pensato per i ceti meno abbienti che debbono recarsi, ogni mattina, sul posto di lavoro.

Dopo la guerra, venne l’epoca della motorizzazione di massa. E in effetti, la zona ha qualche problema di traffico: alla mattina, si deve uscire dal quartiere, per poi rientrare alla sera, come se ci fosse una dogana o la frontiera. Una progettazione urbanisticamente miope e classista, che non seppe minimamente prevedere lo sviluppo dei decenni successivi. Oggi, Primavalle risulta incastonano tra i quartieri Boccea e Torrevecchia, che nel frattempo sono cresciuti a dismisura. Quindi, non è più periferia, ma una zona a ridosso del centro, essendo stato raggiunto anche dalla metropolitana: 4 fermate e si è subito in Prati. In più, risulta abbastanza dotato di parchi e di verde pubblico: persino il campo da calcio, sul quale ho anche giocato un paio d’incontri da ragazzo, si è trasformato in una Polisportiva organizzatissima, con campi da padel e calcetto.

Un quartiere povero e salato, ma ricco di umanità, abitato da persone semplici, che lavorano senza sosta e vivono, ogni giorno, con prudenza. E che al tramonto, tornando a casa dopo una dura giornata di lavoro, osservano la propria ombra tra i muri scivolare…

 

(6 luglio 2023)

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