di Vittorio Lussana
“Non è di maggio questa impura aria”, scrisse una volta il poeta. Ma a Roma non fa freddo, bisogna dire: il maltempo di queste settimane è solo una sorta di primavera marzolina arrivata in ritardo. E il fatto che piova non giustifica il negazionismo climatico più menefreghista e tribale. Anche perché – ripetiamo per l’ennesima volta – negare il disordine climatico in atto significa solamente rimuovere la questione, rischiando di farla diventare un’emergenza.
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C’è da dire che, anche quest’anno, l’inverno romano è stato particolarmente mite. Ed è il terzo consecutivo che si palesa in queste modalità. Inoltre, le analisi parlano chiaro: se non c’è più una gradualità delle stagioni e abbiamo continui colpi di coda climatici confermano quanto gli scienziati ci stanno dicendo ormai da anni. E cioè che è l’effetto serra a rendere repentini gli eventi atmosferici.
La sola cosa che non cambia è la faziosità di parte di fronte a notizie che non hanno una colorazione ideologica. Se non la conferma di un immobilismo ignorante e provinciale, da bambini viziati che non amano le cattive notizie. Ovvero, proprio quelle che avrebbero la funzione di ‘campanello d’allarme’ in merito a certe questioni, che potrebbero aggravarsi.
Accettare la verità sempre all’ultimo minuto, mutando parere con la stessa velocità con cui Leopoldo Fregoli riusciva a cambiarsi d’abito in scena, comprova una teatralità buffonesca e truffaldina, figlia dell’irriducibilismo ideologico.
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Mi dispiace, ma la penso così: fatevene una ragione.
(16 maggio 2023)
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