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Il vero spirito millenario di Roma #pensieriniromani di Vittorio Lussana

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di Vittorio Lussana

In questi giorni si celebra l’anno MMDCCLXXV dalla fondazione di Roma. Una città che ha avuto in dono, dal destino e dalla Storia, la possibilità di vivere un’esperienza millenaria, anche se a molti appare oggi riduttivo che essa sia solamente la capitale d’Italia, oltre a quella della cristianità.

La principale questione della città eterna è quello di replicare al proprio interno tutti gli scontri, le difficoltà e le conflittualità che esistono nel nostro Paese e, per certi versi, nel mondo. Una guerra tra libertà e assolutismo, riformismo e massimalismo ideologico, benché quest’ultimo appaia improvvisamente animato dalla volontà di prendere su di sé il monopolio della critica al modello liberaldemocratico. Gente che ha trascorso quasi un intero secolo a combattere i marxisti e che, oggi, si ritrova a replicarne la medesima chiave interpretativa mediante un voltafaccia strumentale simile a quello di Linda Blair ne L’esorcista di William Friedkin. Una torsione horror del socialismo: un qualcosa che non si può sentire. Soprattutto in chiave antropologica, perché è da folli accusare gli altri di follia, quando sarebbe ben più savio – e intellettualmente onesto – dichiarare apertamente la propria. Solo chi è consapevole di essere pazzo dimostra, nei fatti, di non esserlo: lo capirebbe persino un bambino.

In realtà, lo scontro in atto è quello tra sistemi autocratici e democrazia: poco conta il tentativo di appropriarsi, indebitamente, dell’analisi bertinottiana relativa all’impoverimento dei ceti medi spacciandola come farina del proprio sacco. Si millantano idee e contenuti di altri, presupponendo demagogicamente che chi ascolta non sia in grado di vagliarne l’autenticità o di rammentarne la provenienza: un’ennesima prova di superficialità, oltreché un insulto indiretto verso l’opinione pubblica.

Tutto ciò avviene per pura staticità ideologica: una mentalità meramente fotografica sempre più palese ed evidente, dato che anche la critica italo-marxista si era da tempo incamminata sul sentiero di un socialismo da raggiungere attraverso la democrazia e le procedure parlamentari. Non lo si riconosce solo e unicamente per appropriarsi dell’ideologia altrui in quanto zattera alla quale aggrapparsi, al fine di continuare a seminare radicalismi religiosi, conflittualità etniche, odio sociale e razzismo verso chiunque possa, strumentalmente, interpretare o raffigurare l’esistenza di un nemico. Persino il Papa non sfugge a tali forme di manipolazione a schema fisso.

Nel mondo cattolico romano si sta continuando a fomentare un odio rancoroso contro l’attuale pontefice, colpevole unicamente di mediare la propria fede con la carità. Ma “fede e speranza, senza la carità generano mostri”. Una frase di Pier Paolo Pasolini che, già di per sé, basterebbe a inchiodare chi continua a scambiare la propaganda con l’informazione, la demagogia con il nazionalismo, il patriarcato come unica forma di compatibilità sentimentale, familiare e persino sociale.

Tutto ciò che sembra splendido di fuori nasconde, in realtà, i peggiori istinti dittatoriali tipici dei populismi. Come Roma dimostra da millenni, il mondo cambia da solo, per conto proprio, mentre la società può essere trasformata sviluppando la cultura, la solidarietà, la fratellanza tra gli esseri umani. La trascendenza appiattita a mero pragmatismo genera solamente disastri perché si dissocia dal proprio umanesimo civile e sociale, oltre a rendere insopportabile un dibattito in cui non si confrontano più identità e tradizioni distinte benché discendenti da un’autentica matrice democratica, ma la semplice sanità di mente contro il cupo brontolio fatalista di chi si sente depositario di verità astratte. Un idealismo scomposto, che sta riuscendo nel miracolo di compattare tutte le altre forze politiche, filosofiche, religiose o più genericamente culturali del Paese.

Solo degli analfabeti potevano riuscire in una cosa del genere: una distorsione di cui essi stessi sono i primi a lamentarsi. Sono stati proprio loro ad aver prima evocato e, alla fine, materializzato concretamente il pensiero unico. Quel che rischia veramente di estinguersi, invece, è la speranza di salvezza dell’uomo. Il quale dev’essere difeso da tutte quelle culture cumulative e retoriche che si affrettano sempre a utilizzare colpevolismi e giudizi astratti, generando ingiustizia ed esclusione a getto continuo. La cultura occidentale è rivoluzionaria, non cumulativa: non replica ritualismi, non mantiene in vita interi pezzi di medioevo. Ma anche l’idea di rivoluzione tratteggiata dai populisti rimane semplicistica, di discendenza militare, da golpisti cileni fuori tempo massimo.

Quella vecchia e cara idea, “la rivoluzione”, si fa diversamente, tramite la cultura e l’emancipazione dei popoli, non attraverso il semplice utilizzo di modelli chiusi a ogni soffio di innovazione. E’ una presa in giro della gente: persino il mondo cattolico e moderato lo ha capito. Non serve rispolverare Karl Marx o altre ideologie ottocentesche, per comprenderlo. Dio e morto, Marx pure, ma la gloria di Roma sul quadrante della Storia è ancora viva e vegeta. E non soltanto in quanto città-testimone di fede, perdono e tolleranza, bensì dimostrandosi portatrice di una cultura aperta all’incontro e all’accettazione di ogni diversità, di umanità, di brillante originalità artistica, filosofica e, persino, estetica.

E’ questa la prova schiacciante che smaschera l’infantilismo di retroguardia dei populisti, non il camuffamento confuso di vecchie dottrine deterministe ormai superate dal tempo. E’ questo l’anelito di speranza che può unire veramente il mondo, collegando tra di loro tutti gli uomini di buona volontà che veramente intendono raccontare la società per trasformarla. Con il proprio percorso di vita, con volontà incrollabile, con “la costanza del lavoro quotidiano”, per dirla con Pietro Nenni.

Roma non esalta le rivoluzioni a cose fatte, bensì le attraversa restando protagonista, perché le sue resurrezioni le ha già vissute, seminandole dentro al cuore degli uomini.

 

(20 aprile 2022)

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