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Ora Meloni vuole una “Costituente per rifondare l’Italia”. Rifondare o riaffondare?

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di Giovanna Di Rosa, #politica

Per meglio cavalcare l’onda delle alleanze sovraniste che le sono care in UE, dopo la vetrina di Atreju dove è uscita da gran diva inventandosi la fantastica storia della sinistra che vuole un uomo al Quirinale scelto dalla Francia, riuscendo a riguadagnarsi quei quattro decimali che la fanno sentire la prima della classe, Meloni d’Italia leaderessa della destre che non devono chiedere mai, perché loro gridano quindi sono, vuole ora una “Costituente per rifondare l’Italia”.

Rifondare, non riaffondare. Quello è già esperienza passata.

La “Costituente” aperta a tutte le destre dell’italico conosciuto mondo, deve servire dunque a rifondare l’Italia “in senso presidenzialista” e guarda caso due sono le repubbliche presidenziali in Europa: la Bielorussia e Cipro. Cosa volete aggiungere mai.

Non ha risparmiato nulla, Meloni nel corso di un’intervista a Corriere.it: “”Se vogliamo riforme importanti si parte dal presidenzialismo il popolo e i cittadini devono tornare a contare, negli ultimi tempi il loro voto ha contato troppo poco. Sono a favore dell’elezione di una Assemblea Costituente con le prossime elezioni per rifondare l’Italia”. Rifondare, non riaffondare. Poi l’ennesimo affondo ad uso no vax anche se io “sono vaccinata” pretende di fare a pezzi lo stato d’emergenza: “Se dura più di due anni è un controsenso logico e linguistico” e soprattutto nel nostro ordinamento non può accadere.

Meloni che di mestiere fa il politico e pretende anche di essere autorevole dovrebbe saperlo, e lo sa ma non lo dice, succede a rincorrere i decimali dei sondaggi quando in Parlamento si conta il 4,2% più qualche acquisto recente; in più non può ignorare che per ora, e speriamo soltanto per ora e per la salute di tutti, molto più importante dell’opinione della leaderessa, il prossimo stato d’emergenza verrà rinnovato fino al 31 marzo 2022.

E, nel caso sia necessario non potrà essere prorogato oltre gennaio 2022 sennò è dittatura, un po’ quello che sono diventate certe repubbliche presidenziali alla Orbán o alla Bielorussia dopo libere elezioni che dovevano cambiare il corso della Storia – e da quel punto di vista non hanno certo mentito.

Certo non c’erano, nei programmi elettorali, i bavagli alla stampa, le riforme costituzionali in senso presidenziale, gli accorpamenti di poteri in poche mani. Insomma si potrebbe continuare. ma si chiude qui, ricordando soltanto che Meloni è prima firmataria di una proposta di riforma che guarda al semi-presidenzialismo alla francese.

 

(14 dicembre 2021)

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