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Cari docenti “no pass”: quest’anno vi boccio a tutti #pensieriniromani di Vittorio Lussana

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di Vittorio Lussana, #pensieriniromani

Alcuni docenti scolastici e addetti del personale Ata hanno manifestato, in questi giorni, davanti al ministero della Pubblica Istruzione in viale Trastevere, al fine di contestare l’introduzione del Green Pass. Essi, infatti, considerano il certificato in questione “una misura discriminatoria, contraria al senso critico”. Dopodiché, hanno aggredito alcuni giornalisti, che erano giunti semplicemente a riportare la notizia del loro evento, poiché considerati “dei provocatori”. Ciò in quanto avevano rivolto loro delle domande. Bene: adesso vi bocciamo noi…

La prima regola di un giornalista, lo sappia il popolo bue dei docenti no pass – e anche quello dei neonazisti no vax – è proprio quella di fare domande, cioè di informarsi. Anche quando si fa la figura dello stupido, perché magari non si è capita qualche frase o è sfuggita una parola nella caciara di megafoni, fischietti e tamburi di una manifestazione. Esattamente come accade nelle guerre civili sudamericane: “Sparano a noi”, dice John Savage a James Woods in Salvador, il capolavoro di Oliver Stone del 1986. Perché quando due parti in guerra decidono di non far sapere al mondo le varie porcate che esse commettono, chi bisogna togliere di mezzo? I giornalisti, ovviamente…

La vera domanda che bisognerebbe porre ai tanti ministri della Pubblica Istruzione succedutisi negli ultimi decenni sarebbe la seguente: come mai il mondo della scuola risulta popolato, oggi, da certi insegnanti totalmente incapaci di comprendere un provvedimento come il Green Pass? Dovrebbe esser pacifico che, se si affida un’aula scolastica a una bestia, alla fine ti escono 30 bestie, no? Saranno anche diplomate, ma sempre 30 bestie sono, caro ministro Bianchi: lei non crede? Io li butterei fuori: ‘sticazzi se Landini s’incazza. Ci parlo io con Landini: lei non si preoccupi, caro ministro. Pensi solamente a mandare questa gente per stracci, così finalmente lo capiscono cosa significa vivere intere giornate in mezzo a una strada, per riuscire a portare a casa un servizio da 25 euro netti e 30 lordi.

Ma poi, quest’idea che esercitare il pensiero critico significhi picchiare i giornalisti, da dove cavolo proviene, di grazia? Che cos’è questo fastidio per il mondo delle professioni autonome? Il giornalista piace solamente quando fa una propaganda spudorata, come nel caso di Del Debbio? Ovvero, quando NON FA il giornalista? Ah! Rieccolo il mondo alla rovescia, che risbuca come al solito dalle flaccide tettone delle destre clerico-fasciste…

Tutta questa gente che protesta facendosi strumentalizzare da forze politiche estreme è convinta – ma proprio convinta, vivaddio!!! – che esercitare il pensiero critico significhi imporre le proprie ragioni agli altri, forzatamente e a tutti i costi. “Ho ragione io, perché esprimo un pensiero critico”: e chi l’ha stabilita ‘sta cosa? Ma non erano gli studenti a farsi le canne, una volta? Cosa caspita sta succedendo a viale Trastevere? Una chiusa di sesso, droga e rock ‘n roll? Potevate anche chiamarmi, cazzarola, che portavo i dischi…

Questa gente non è solamente indegna di entrare in una scuola in quanto non vaccinata: questi sono indegni di esercitare l’insegnamento, dato che neanche si capisce come e da chi caspita siano stati dapprima laureati e, in seguito, selezionati. Considerare il pensiero critico la semplice contrapposizione speculare, totalmente assertiva e campata per aria, rispetto alle opinioni altrui, senza mai calcolare alcuna sfumatura minimale o di dettaglio, è il risultato di una seconda e di una terza Repubblica che hanno totalmente eliminato la parola compromesso e la declinazione stessa del pensiero critico dal vocabolario della lingua italiana. In sostanza, è proprio il pensiero a essere discriminato, poiché totalmente costretto alla fuga.

Un corpo docente che ancora non ha compreso in quale mondo sta vivendo e che il potere più forte, oggi, con le nuove tecnologie e la possibilità di produrre un servizio persino dalla spiaggia, sia proprio quello dell’informazione, è indicativo del disastroso livello ormai raggiunto dalle nostre istituzioni educative e scolastiche. Cercare di mettere il bavaglio alla stampa è il primo segnale di una democrazia sotto attacco. E questo tipo di libertà, reclamata a gran voce, proviene da un vecchio detrito culturale degli anni ’30 del secolo scorso, chiamato: SOGGETTO ATOMICO PRIVATO. Continuo a sottolinearlo senza che nessuno lo comprenda, perché in realtà è vero che siete degli ignoranti tutti quanti, non solamente i No vax. E ve l’ho scritto tutto in maiuscolo, questa volta, così può darsi che lo leggiate bene, finalmente.

Un’idea di libertà totalmente sganciata dall’interesse generale – che a sinistra viene definito COLLETTIVO, dal centro cattolico COMUNITARIO e a destra INTERESSE NAZIONALE – non solo è “semplice opportunismo”, per dirla con Gentile, ma addirittura tende a liberarsi da ogni principio di responsabilità individuale. Ebbene, tutta questa pseudo-teoria, questa precisa visione qualunquista della libertà, la teorizzò per primo, udite udite, tal Alfred Rosenberg: l’ideologo del Partito nazionalsocialista tedesco e intellettuale di riferimento di Adolf Hitler.

Allora, ragazzi: come la mettiamo? Di quale libertà state cianciando? Quella di far partire un treno di deportati verso un campo di concentramento, perché tanto la colpa non è vostra, ma di chi ve lo ha ordinato? “La libertà degli imbecilli”, la definirono a Gerusalemme i giudici di Eichmann. “La banalità del male”, sintetizzò causticamente Hannah Arendt. Eccola qui la vostra idea di libertà: l’eversione rivoluzionaria. Il tentativo di scavalcare i problemi, sempre e comunque.

“Voi siete Maestri in Israele e non sapete queste cose?”, chiese una sera a Nicodemo un giovane zelota disperato. Voi fate gli insegnanti e siete le persone più ignoranti che vi siano nel Paese: sarebbe questa la notizia che bisognerebbe dare in pasto all’opinione pubblica. Non il fatto che vi sentiate discriminati.

 

(31 agosto 2021)

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