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El boligrafo de Diós. “Pensierini Romani” di Vittorio Lussana

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di Vittorio Lussana #PensieriniRomani twitter@GaiaitaliaRoma #Follie

 

A Roma circola gente sempre più strana e negli ambienti più insospettabili. L’eccellente scrittore di ‘best sellers’, Pascal Schembri, organizza la presentazione del suo ultimo libro presso la sala convegni di Banca Generali, alla via Leonida Bissolati in pieno centro storico a Roma. Mando, ovviamente, il reporter che, di solito, si occupa di questi eventi, il quale, dopo aver raccolto tutte le informazioni del caso, le ha messe in buon ordine e trascritte in un ottimo articolo, assai preciso e puntuale. Bene, pubblichiamo.

Dopo qualche tempo, vengo raggiunto da una e-mail inviata dal mio collaboratore, che riporto qui di seguito fedelmente: “Ciao Vittorio, ti ho telefonato per chiederti di levare dall’articolo “presso la sede di Banca Generali”, su espressa indicazione del direttore dell’istituto. Grazie”. Ovviamente, trasecolo: una simile invasione di campo nelle competenze di un giornalista non corrisponde a un fallo da rigore durante una partita di calcio, bensì si sta chiedendo a un giocatore di calciare il pallone esclusivamente di testa, come le foche ammaestrate.

Non sapere che in questo tipo di servizi è praticamente obbligatorio rispondere alle ‘5 doppie vu’ – chi, cosa, dove, quando e perché – significa essere il direttore di una banca che non ha mai letto un giornale in vita sua. E si continua a collocare gente del genere non al vertice di una filiale di provincia, bensì alla direzione di un colosso del credito privato. Macheccazzo!

In ogni caso, faccio due verifiche: innanzitutto, controllo cos’hanno scritto gli altri. E ottengo una prima conferma: tutti hanno riportato la stessa identica cosa. Alcuni, addirittura, hanno puntualizzato anche il numero civico, cioè l’indirizzo preciso dell’istituto in questione. Decido allora di fare una seconda verifica, telefonando al mio reporter. Il quale mi spiega, un po’ ‘scoglionato’: “Ma, sai… Il direttore teme dei controlli per via del Covid. Però sappi che: a) l’evento si è svolto in piena regolarità con i protocolli vigenti, compresa la firma del foglio delle presenze, indispensabile a ‘tracciare’ le persone; b) l’incontro si è tenuto 2 settimane fa e stiamo tutti bene: nessuno ha avuto problemi. Non si è acceso alcun ‘focolaio’. Insomma, è andato tutto bene: chissà cosa teme questo signore qui? Lo sa soltanto lui…”.

Eh! La domanda, in effetti, sorge spontanea: cosa sono ‘ste paranoie? Da dove provengono? Si temono multe per il mancato protocollo anti-Covid, oppure c’è dell’altro? Diviene legittimo chiederselo, no? Sono queste le ‘anomalie’ che, in genere, noi giornalisti siamo tenuti a notare e ‘annotare’. Male non fare, paura non avere. Pertanto, cosa fa di strano questo distinto direttore di banca che viene a chiedermi una cosa del genere? Sarebbe interessante saperlo…

Tuttavia, dall’episodio ho tratto una notizia che mi ha fatto piacere: non si è trattato di scarsa considerazione nei confronti della testata. Anzi, la richiesta risulta motivata dal fatto che, anche un semplice giornale on line, se diretto dal sottoscritto in genere viene letto. “Sei uno ‘seguìto’, perché ritenuto ‘particolare’…”, mi conferma il nostro ‘riportatore’. La qual cosa significa che sono considerato un po’ matto, sul tipo: “Genio e sregolatezza”. Una sorta di Diego Armando Maradona. In particolare, quel Maradona che nel 1986, in Messico, segnò un goal di ‘mano’ all’Inghilterra in mondovisione. “La mano de Diòs”, si disse allora. E, mutuando il mio caso: “El boligrafo de Diós”.

 

(30 ottobre 2020)

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