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Festa del Cinema di Roma: Alice nella città: nessun riguardo per gli accrediti

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di Alessandro Paesano #FestadelCinemaRoma twitter@gaiaitaliacomlo #AlessandroPaesano

 

A un festival di cinema si dovrebbe parlare dei film, delle conferenze stampa, degli attori e delle attrici, se si scrive un pezzo di colore anche dei party dati dalla produzione del film o del red carpet.

Non si dovrebbe parlare invece dei problemi organizzativi, non dovrebbe essercene bisogno. Qualche intoppo capita sempre e, naturalmente, è sempre tollerato e compreso da chi va a vedere i film, pubblico pagante o con accredito che sia.

Eppure non possiamo tacere dei difetti strutturali nell’organizzazione delle proiezioni di Alice nella città, festival parallelo e indipendente nella Festa del cinema.
Alice nella città  ha deciso di fare per alcune pellicole una proiezione unica, nella  sala Alice, che non raggiunge i 200 posti.

Succede così  che a quell’unica proiezione di un film (nella fattispecie una séance di cortometraggi) entri a malapena chi ha pagato il biglietto mentre gli accrediti, tutti, culturali, professional e press, rimangano fuori.

Perché?

Siamo andati a chiedere lumi a casa Alice, il front desk di questo Festival autonomo, ma le persone con le quali abbiamo interloquito non hanno saputo che balbettare qualche giustificazione insostenibile (è il primo giorno di festival…) o dirci che avrebbero riportato le nostre osservazioni alla direzione del Festival.

Non hanno però saputo rispondere alla mia domanda: se la stampa (e il resto degli accrediti)  resta fuori dall’unica proiezione del film  la stampa (e gli altri accrediti) come può vedere quei corti?

Se, invece, Alice nella città, non è interessata alla stampa (e agli altri accrediti) scelta legittima e insindacabile, perché non dirlo chiaramente?

Non vogliamo la stampa ai cortometraggi.

Scelta coraggiosa e controcorrente, ma allora perché tenere gli accrediti in fila per 50 minuti per poi dire che non c’è più posto?

A onor del vero nella ressa che si era formata nell’attesa (due file diverse perché prima non si erano differenziati gli ingressi e dopo sì senza che nessuno abbia pensato di fare un annuncio e chiedere a chi aveva l’accredito ed era in fila con chi aveva il biglietto di spostarsi nella fila a loro dedicata) nella ressa dicevamo, solo poche persone avevano saputo che la sala era sold out, cioè che non c’era posto per  chi aveva l’accredito, solo poche persone perché non è stata fatta nessuna comunicazione ufficiale (che ne so un paio di annunci a voce, un cartello scritto col pennarello e affisso con lo scotch) ci si è limitati a un passa parola che non ha raggiunto tutti gli accrediti.

E’ anche vero che per chi non sapeva se riusciva fare entrare tutte le persone con biglietto pensare agli accrediti era l’ultimo dei problemi…

Ci sono molte altre proiezioni uniche (alcune ne hanno una seconda dedicata solamente al scuole).

Che possa ripetersi la stessa dinamica?

Ah saperlo!

Certo chi scrive non lo andrà a verificare.

Non ci sottoporremo ancora a file caotiche e mancanza di comunicazione, più semplicemente rinunceremo, giocoforza, a tutte quelle proiezioni uniche dove gli accrediti entrano assieme al pubblico.  Siamo professionisti che lavorano non persone in fila che sperano di fare in tempo a ricevere il pacco dono della befana prima che finisca.

Molte e domande che ci sovvengono.

Perché per diversi film si è pensata a una sola proiezione nella sala meno capiente del festival e della Festa?
Perché si programmano i film nella stessa sala con un quarto d‘ora di distanza tra un film e quello successivo quando si sa bene che ci sono dei tempi tecnici per mettere le sale “in sicurezza” (bisogna aspettare che tutti escano dalla sala prima di far entrare il pubblico della proiezione successiva)?

Perché non ci si rende conto che basta un ritardo di 5 minuti per creare un effetto cascata di ritardi su tutte le proiezioni successive?

Sono domande che rimarranno senza una risposta.

Sono domande che non si dovrebbe avere la necessità di fare perché normalmente l’organizzazione di un Festival questi errori li  conosce e li evita.

Normalmente.
Però che la stampa non abbia potuto assistere all’unica proiezione dei cortometraggi in concorso
è un fatto che merita qualche spiegazione.

Se non alla stampa almeno a chi ha fatto i cortometraggi, fatti vedere solamente al pubblico pagante.

La stampa no.

 




 

(19 ottobre 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

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