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“Bologna Ripensaci. Nessuno può dire “Tu non vai bene” al Pride”, il comunicato di Gaynet

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di Redazione LGBTIQA+

“La prima volta fu rivolta. E la rivolta continua, cambia e prosegue nel nostro quotidiano. Il Rivolta Pride di Bologna ha chiesto a Polis Aperta di non sfilare con le proprie insegne, perché, dicono, nelle forze dell’ordine c’è ancora un problema di pregiudizio e sessismo. Come se non parlassimo degli stessi pregiudizi e dello stesso sessismo che vediamo rispecchiarsi nella società intera, purtroppo, e che rendono fallace qualsiasi generalizzazione”, così il comunicato stampa di Rosario Coco presidente di Gaynet.

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“Prima di tutto: qui parliamo di Polis”, continua la nota; “Aperta, realtà fatta da persone LGBTIQ+ che combattono ogni giorno proprio quei pregiudizi e quel sessismo, continuando nel loro quotidiano quella rivolta che celebriamo ogni 28 giugno. Negare a donne e uomini LGBTIQ+ di presentarsi con la divisa che usano ogni giorno, la stessa divisa con la quale hanno conquistato un coming out faticoso e importantissimo, significa rifiutare il loro percorso. Significa calpestarlo ed esporlo alla mercé di chi potrà dire “quelli ti considerano sempre feccia”. Significa praticare la stessa discriminazione che da sempre combattiamo, quel “tu non vai bene” che abbiamo sentito di recente a Roma in un locale contro una ragazza lesbica. Significa mettere in campo una Rivolta al contrario. In secondo luogo, cosa faremo quando interi reparti delle forze dell’ordine sfileranno al Pride, come già avviene in diversi Paesi e come abbiamo già visto in Italia per i vigili del fuoco? Discuteremo ancora? Dal Pride vanno cacciati via i fascisti, non fratelli e sorelle in divisa o alleati che ci mettono la faccia. Colpire chi cerca di cambiare le cose è la strategia perfetta per non cambiare nulla. Infine, bisogna aver chiaro che le nostre azioni hanno conseguenze cruciali sull’immaginario collettivo e quindi sulla vita delle persone. Quel titolo infelice sulla stampa “No i poliziotti gay al Pride”, frutto di questo scontro, rischia di creare una divisione grave, inutile e dannosa in un movimento popolare ormai maggioritario nel Paese, come i Pride, gettando discredito sulle nostre rivendicazioni e sulle nostre lotte”.

“La nostra responsabilità di attiviste e attivisti” chiude Rosario Coco “è rendere possibili le conseguenze politiche di questa grande mobilitazione, per migliorare la vita quotidiana di tutte le persone. Conosciamo bene nel nostro Paese il divario tra la forza delle piazze e i riconoscimenti a livello sociale e giuridico che sono stati ottenuti, un divario che inizia ad essere imbarazzante e privo di giustificazione alcuna, per via di mille ragioni e  responsabilità che meriterebbero un dibattito a sé. Ma una cosa è certa: questo divario possiamo e dobbiamo colmarlo. E lo possiamo fare solo ed esclusivamente senza dividerci, rimanendo tuttə diversə ma remando nella stessa direzione. Care amiche e amici di Bologna, ripensateci”.

 

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(23 giugno 2022)

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