di Giancarlo Grassi #Roma twitter@GaiaitaliaRoma #Lopinione
Al Museo di Roma, “Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati”, nel decennale della scomparsa
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Usciti dall’Ospedale Spallanzani dopo le due settimane canoniche di quarantena da tempi di Coronavirus2019, ecco i venti cittadini cinesi uscire sorridenti, come sorridenti sono i medici che li hanno assistiti, e sorridenti i camemaren e camerawomen, armati di giornalisti per la bella notizia, che si trafsorma subito in u incubo.
I venti cinesi che non sono colpiti dal Coronavirus scoprono subito che ci sono altri virus in giro anche più pericolosi, fanno parte della famiglia degli Italiavirus e sono una pericolosissima mistura di protervia, ignoranza,razzismo, odio, paura e neofascismo e dal quale si rischia di non guarire più.
I venti cinesi scoprono così che l’epidemia dilaga e colpisce, con particolare ed inaspettata intelligenza, gli autisti dell’autobus che dovrebbe traspotarli, che non li prendono a bordo, i tassisti grazie ai quali – pagando! – dovrebbero spostarsi, che non li prendono a bordo: Si devono arrangiare.
ARDEA. Memorie da un fiume. Spettacolo vincitore del Primo Premio Miglior Spettacolo al Festival Nazionale di Corti Teatrali “InCorti da Artemia” 2025
Il Centro Culturale Artemia presenta “Ardea. Memorie da un fiume”, lo spettacolo vincitore del Primo Premio Miglior Spettacolo... →
La loro colpa? Essere cinesi con tratti somatici cinesi ed essere in Italia ai tempi del Coronavirus del quale le seimila persone (poco meno o poco più) guarite possono dire essere assai meno pericoloso di quell’Italiavirus di cui sopra dal quale pare non si guarisca più.
E i morti, direte voi? Pare che nessuno sia sopravvissuto alla vita. E pare che in vita, si riesca con sempre più fatica a sopravvivere all’idozia di cui questa Italia è pregna.
Lo testimonia una delle infermiere dello Spallanzani, raccontando che i venti cinesi dovevano uscire la sera prima, ma “alcuni di loro volevano fare un giro a Roma” però, guarda un po’, “i taxi quando capivano che si trattava di loro rifiutavano la chiamata. Anche gli hotel stranamente erano tutti pieni. Sono stati costretti a rimanere qui”.
A trasportarli ci ha pensato l’Ambasciata cinese d’accordo con l’Ospedale.
(14 febbraio 2020)
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