di Giancarlo Grassi
Il Governo Meloni dalle denominazioni autarchiche non è poi questa incredibile novità. Non perché uno non si potesse aspettare quello di è visto, un’età media di 60anni, poche donne, nomi roboanti e i soliti noti ai soliti posti, ma perché se si va a spulciare il governo Berlusconi del 2008, quello nel quale Meloni era ministra della Gioventù, si noterà che molti degli attuali ministri erano già lì con casacche diverse e poltrone di sottosegretari (Casellati, Santanchè, Fitto, tanto per citarne alcuni) anziché di ministri, e come esponenti del partito di Berlusconi poi passati a Fratelli d’Italia, perché i veri peones fiutano l’aria per tempo.
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E’ quindi molto difficile notare ora le differenze, anche Berlusconi aveva l’abitudine del restyling a partire dal nome che rimaneva solo un nome.
Il Governo Meloni che ha appena giurato, lei l’unica a recitare la formula a memoria perché vuole fortissimamente essere diversa anche nei dettagli, dovrà fare molto di più che riverniciare i nomi. E dovrà raccontare al paese la profonda differenza tra ciò che si promette e ciò che si può fare sul serio. E noi osserveremo.
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(22 ottobre 2022)
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