Il 25 aprile del governo che non ha fatto i conti con i nazifascisti e il cui presidente del Senato ha il busto del Duce in casa, ha regalato numerosi esempi di intolleranza che potevano essere risparmiati a una popolazione che vuole la Pace sopra ogni cosa e che è distante anni luce dalle piccolezze della sua politica e dai mal di pancia di chi scende in piazza per fare casino. Tra i vari episodi segnalati, dall’uomo che a Milano ha gridato alla Brigata Ebraica “non siete buoni nemmeno per fare le saponette”, ai vari politici i cui commenti non vanno nemmeno segnalati per il loro squallore; dall’uomo che a Bologna è stato allontanato dalla manifestazione commemorativa perché brandiva una bandiera dell’Ucraina, fino agli spari a Roma. Sì, spari.
Spari contro una coppia che vestiva attorno al collo due foulard dell’ANPI e che si stava allontanando dal corteo per tornarsene a casa pacificamente e che è stata affiancata da una moto condotta da un uomo con tuta mimetica che ha sparato con pistola da softair e ha centrato i due tesserati dell’Anpi: lei alla spalla, lui al collo. L’uomo naturalmente indossava il casco cosa che per il momento rende difficile la sua identificazione.
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Sugli episodi di violenza ha voluto rendere noto il suo augusto verbo la presidente Meloni con un post sui social di Melonigram, noto network propagandistico , che stigmatizzando alcuni degli accadimenti ha dimenticato di segnalare quello accaduto a Roma.
Ricapitolando.
Durante alcune delle manifestazioni per il 25 aprile, cioè manifestazioni che dovrebbero celebrare la libertà contro ogni oppressione:
• Aggressioni contro chi portava una bandiera ucraina (tra cui anche esponenti politici), cioè la bandiera di un popolo che combatte per la sua libertà contro un invasore. Si sono viste addirittura immagini indegne di un anziano a cui viene impedito di partecipare alla manifestazione;
• Sindaci democraticamente eletti, di ogni schieramento politico, contestati e insultati;
• Cartelli e targhe in ricordo delle Foibe imbrattati;
• La Brigata ebraica insultata in piazza e costretta ad allontanarsi dal corteo sotto scorta delle Forze dell’ordine.
Se questi sono quelli che dicono di difendere libertà e democrazia, direi che abbiamo un problema.
Giustamente la presidente del consiglio e leader della coalizione di Governo parla ai suoi anche il 25 aprile. Mentre una troppo rumorosa politica si riempie la bocca di discorsi sull’unità e sulla condivisione della festa del 25 aprile, che è stata la vittoria della democrazia sulla dittatura fascista, la presidente del Consiglio che dovrebbe rappresentare tutto il paese sceglie di oscurare dai suoi social quello che non le garba raccontare, scegliendo invece ciò che fa comodo alla sua propaganda.
Siamo nuovamente di fronte alla grande capacità di Meloni e dei suoi di unire il paese.
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(26 aprile 2026)
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