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Vent’anni di Casapound festeggiati da Casapound dall’alto della sua ventennale occupazione

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Eccoli i vent’anni di occupazione di Casapound, festeggiati schiaffeggiando con l’impudenza dell’italico neofascio che caratterizza questi personaggi. Non un’occupazione da emergenza abitativa, ma da demenza ideologica, furbissima però, dato che in quel casermone di via Napoleone III a Roma oltre ai casapoundini ci stanno le mogli e i possibili bambini, pare anche famigliole e amicume fedele alla linea.

L’occupazione, secondo il decreto anti-rave si sarebbe già dovuto sgomberare lo stabile, ma non si vorrà esagerare con l’applicazione della propaganda, è costata allo Stato 4,5 milioni di euro. Cazzi dello Stato direte voi. Giustissimo, ma lo Stato – sveliamo un segreto – vive coi vostri soldi. Donc sono tutti gli italiani a pagare le spese di Casapound. Anche quelli che un’occupazione non se la possono permettere.

Giugno è ben valso dieci condanne – la giudice Ilaria Amarù negli atti ha riportato i fatti ricostruiti dal pm Eugenio Albamonte e accertati in aula, scrive Repubblica: “È emerso che l’immobile di via Napoleone III, di proprietà del Demanio dello Stato, dato in concessione a uso governativo al ministro della pubblica istruzione fin dal 1958, risulta abusivamente occupato dagli imputati a far data dal 17 dicembre 2003, quando, approfittando che l’immobile fosse libero e incustodito, circa 50 aderenti all’associazione di promozione sociale denominata Casapound Italia forzavano il portone di ingresso e vi si stabilivano”. Ma a Casapound se ne fottono e avanti “a testa alta”.

Uno striscione che dovrebbe far scatenare le ire di Palazzo Chigi e di Meloni che fatica a pronunciare la parola antifascista perché il fascismo è morto (e allora i “fascisti del nuovo millennio” cosa sono? Un ologramma?) e che recita: “2003-2023 Venti anni a testa alta” come da striscione appeso. Dalla presidente del Consiglio silenzio tombale sulla questione, ma mica ce la possiamo prendere solo con lei. Sono stati zitti anche tutti coloro che l’hanno preceduta. Odiati amministratori di sinistra (sinistra? ad avercene… sennò la vedete solo voi) inclusi.

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(30 dicembre 2023)

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