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Cento mucche (che vergogna!) per una presidente del Consiglio #pensieriniromani poi non si sa nemmeno dove metterle

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di Vittorio Lussana

Proprio in questi giorni, il figlio del presidente dell’Uganda ha offerto 100 mucche per l’acquisto del nostro prossimo primo ministro, Giorgia Meloni. Non si tratta di una battuta per ridere, dato il sessismo che traspare dalla dichiarazione. Anche se, in Uganda, sono soliti offrire mucche anziché fiori, alle ragazze: ma quante volte ve lo debbo scrivere di non fissarvi con le tradizioni? Niente da fare, proprio…

Innanzitutto, c’è da dire che tale sciocchezza extrafisica ricorda molto quelle trattative che si facevano ai tempi dei nostri possedimenti coloniali, in cui proprio noi italiani vendevamo le ragazzine libiche ad altri coloni in cambio di quattro cammelli e qualche borraccia d’acqua. Ho persino avuto un amico, in passato, che tentò di piazzare la sorella, in tal guisa e a simili condizioni. Ed eravamo a Torvaianica, mica in Africa del nord…

Sia come sia, superati i primi commenti, il generale Muhoozi Kainerugaba, così si chiama questo qui che crede di essere Annibale, compulsivamente ha poi scritto anche altre stupidate, del tipo: “Se i romani rifiutano le nostre mucche dovremo prenderci Roma”. Probabilmente scherzava, ma l’affermazione ha scatenato il web in una vera e propria Arancia muccanica. Allora il militare ugandese ha deciso di eliminare il tweet precedente, al fine di spiegarsi meglio. E ne ha scritto un secondo in cui ha chiamato in causa, per l’appunto, Annibale Barca, il generale cartaginese che valicò le Alpi con gli elefanti, infliggendo ai romani una serie di durissime sconfitte: “Il generale Annibale”, ha scritto questo simpaticone, “mancò di poco la cattura di Roma, 2 mila anni fa: la prenderò io con le mucche e con l’amore”. Ed ecco come si arriva al classico caso in cui la toppa diviene peggiore del buco.

Ci sarebbe da dire, come attenuante generica, che la stringatezza di Twitter certe volte costringe a formulare delle sintesi che rischiano di essere scivolose, poiché di difficile comprensione. Soprattutto, quando si scherza o si sta esprimendo la figura retorica del paradosso. La classica figurella, infatti, è capitata un po’ a tutti. E anche in caso di spiegazioni e scuse, la malafede finisce col vincerla sempre, soprattutto nei casi più imprudenti.

In buona sostanza, la giornata in cui si viene seppelliti di insulti è il minimo che può capitare. Ma è anche vero che queste uscite nei riguardi del primo presidente del Consiglio donna della nostra Storia – un traguardo che, a prescindere dalla provenienza ideologica di Giorgia Meloni, ci sta inorgogliendo un po’ tutti – non sono né spiritose, né paradossali, bensì palesano, indirettamente, una mentalità che non è neanche patriarcale, ma addirittura tribale: “Annamo bene..”, si dice a Roma in questi casi…

Insomma, se un ufficiale ugandese che crede di essere spiritoso afferma cose di questo genere, rischia solamente di fare una gran brutta figura. Anche perché, scrivere sui social dopo interi anni di stupidaggini di tutti i generi e tipi, ha abbassato di molto il valore delle varie piattaforme, a cominciare da quella di Twitter. All’inizio si rideva, si scherzava e si passava un po’ il tempo. Ma innanzi a un’emergenza sanitaria e a una pandemia che, in certe fasi, provocava più di mille decessi al giorno, si è finiti col degenerare, rendendo questo tipo di medium una vera e propria fogna a cielo aperto.

I social network vanno trattati diversamente. Soprattutto, quando si rischiano incomprensioni e brutte figure di livello internazionale, in cui ci va di mezzo il buon nome del proprio Paese, che si ritrova a esser giudicato per le stoltezze scritte da un singolo. Sarebbe il caso di contenersi tutti quanti. Anche perché, in alcuni casi, come quello del generale Kainerugaba, quando la cosa prende un verso compulsivo genera ulteriori confusioni, rimescolando ogni cosa in un unico calderone, anche quelle notizie che, invece, meriterebbero attenzione da parte dell’opinione pubblica.

Infine, scherzando anche noi, questo generale ugandese ci deve proprio venire a spiegare dove le mettiamo e cosa ci facciamo con le sue “belle mucche”: non sarebbe meglio fare come nel calcio mercato? Vi mandiamo Giorgia Meloni in prestito per un anno al fine di farsi le ossa come primo ministro, in cambio di un vostro talentuoso giovane calciatore da naturalizzare e schierare in nazionale, contrattualizzando l’accordo nero su bianco, ovviamente. Siamo certi che saremo noi italiani a guadagnarci, mentre voi ugandesi vi troverete costretti a sciropparvi, almeno per un anno o due, la nostra reginetta della Garbatella, perennemente in malafede e con la faccia sempre tirata come il bullo interpretato da Carlo Verdone in “Troppo forte”. Così scoprirete anche voi, insieme ai tanti italiani che l’hanno votata e che proprio non riescono a intuire certe sfumature romanesche, che bel peperino di primo ministro vi siete andati a scegliere. Quasi quasi, sarebbe meglio accettare le mucche ugandesi, dopo i cinghiali impertinenti di Monte Mario, i gabbiani parlanti del Lungotevere e le colonie di sorci di Castel Sant’Angelo, proprio malissimo a Roma non ci starebbero. “E come fai per la puzza?”, mi domandò un giorno l’amico Fiorenzo Fiorentini. “Ma tanto quelle si abituano”, risposi io…

In ogni caso, carissimi amici dell’Uganda, resta fuor di discussione che Sabrina Ferilli non ve la vendiamo a nessun prezzo, sia ben chiaro, pur col suo simpatico accento fianese anch’esso mai colto dal resto d’Italia. Per lo meno, si tratta di una bella comunistona ruspante, come quelle di una volta. Perfettamente a mezza strada tra popolo e Dio…

 

(4 ottobre 2022)

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