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La parità tra donna e uomo che spaventa gli uomini e “virilizza” l’italica politica al femminile

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di Laura Salvioli

Il nostro secolo è ancora sconvolto da come il ruolo dell’uomo e della donna siano cambiati radicalmente, rispetto al precedente. Si può dire, senza esagerare troppo, che forse è proprio questo avvicinamento verso l’idea di una totale uguaglianza sia ancora oggi la rivoluzione anzi l’evoluzione per la quale molti uomini non sono ancora pronti.

La politica deve o dovrebbe imporre dei modelli per aiutare la società ad evolversi, fornire delle linee guida; tuttavia, è poi nella società stessa che dovrebbero avvenire i cambiamenti maggiori. Certo avere delle donne al potere, o comunque, con ruoli di spicco che danno vistosi segnali di non pensarla così non aiuta. Il riferimento è alla auto-candidata premier delle destre Meloni che, nonostante donna, non si è in alcun modo dissociata dal pensiero di Orbán, suo alleato politico, il cui watchdog ha detto senza mezzi termini che le donne vanno troppo all’università e questo mina la nascita di nuove famiglie. In effetti, in Ungheria ma anche in altri paesi europei la percentuale di donne iscritte all’università e laureate è maggiore degli uomini, e questo, ovviamente per maschi poco evoluti come Orbán è un campanello d’allarme. Meloni, ricordando un po’ gli schiavi africani che difendevano i loro padroni fino alla morte totalmente asserviti e sostenitori della supremazia della razza, sembra riconoscere, al pari di molte delle esponenti interne e Fratelli d’Italia, che la donna è una macchina da riproduzione.

Orbán già aveva dato spettacolo dichiarando di essere contro un popolo di razza mista dimenticando di far parte dell’Unione europea. So che in molti storcono il naso quando la sentono nominare, l’Unione Europea, perché dimenticano in che contesto l’unione sia nata. Due guerre avevano dilaniato il nostro continente, lasciando solo macerie, in più svariate ragioni economiche hanno portato alla sua creazione fondendo insieme una forte componente di ideali forti e belli che solo dopo tanto dolore potevano sorgere come ginestre su un vulcano. Orbán con suoi comportamenti calpesta questo fiore nato nelle difficoltà e lo ha già fatto in vari modi ad esempio abolendo qualsiasi film, serie tv o cartone in cui è presente un personaggio LGBTI, come se eliminarli dai cartoni li elimini dall’esistenza. Ha tentato di far passare una norma – camuffata da legge contro la pedofilia  – che, di fatto, vietava alle associazioni della comunità LGBT di promuovere i programmi educativi e diffondere informazioni sull’omosessualità o sulla possibilità di richiedere un intervento per fare la transizione da uomo a donna o viceversa.

La grande intesa di Meloni con Orbán ci da conferma del tipo di mondo dal quale Meloni è esageratamente tentata, nel quale lei, ironicamente, non sarebbe neanche prevista, non sarebbe una leader politica dato che dovrebbe stare a casa a sfornare bambini.

Voglio dire che nonostante tutti i progressi fatti è difficile estirpare da alcune società visioni ormai così radicate: la donna rimane ancora nel 2022 il sesso debole, schiacciata da pregiudizi maschilisti e pregiudizi interiorizzati: per alcuni versi, tutto è rimasto come era. Sarebbe veramente comico se ci ritrovassimo ad avere come prima presidente del Consiglio donna in Italia una politica che abbraccia teorie reazionarie e medievali che non le avrebbero permesso neanche di laurearsi che, dimenticandosi del suo essere donna, si è ricordata solo di essere cristiana e reazionaria rinnegando sé stessa e tutte noi.

Naturalmente ci aspettiamo, per intuizione femminile, che presto venga rilasciata un’intervista in cui a suo modo, nemmeno troppo filo-orbaniano, rivendichi il suo essere premier e madre senza far mancare nulla all’augusta figliola.

 

(30 agosto 2022)

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