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I veri bunker dei romani sono quelli interiori #pensieriniromani di Vittorio Lussana

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di Vittorio Lussana

E’ proprio vero: a Roma, qualsiasi cosa è buona per speculare. Adesso, stanno andando di moda i bunker: quello di Mussolini a Villa Torlonia; quello dei Savoia a Villa Ada; persino quello di via di Casal Ciocci ormai sepolto dalla collina di via Cremuzio Cordo. Una collinetta in cui è sorta una parte del quartiere Balduina dove le case sono carissime, nonostante si debba scarpinare in salita per viale delle Medaglie d’oro al fine di tornare a casa alla sera, tagliando per scale e scalette. Comprese quelle di via Valerio Anziate, per le quali, nonostante appartengano al condominio del civico n. 16, il comune di Roma ha dovuto chiudere un accordo in concessione, per permettere il passaggio delle persone, altrimenti costrette a scalare via Arnobio.

A Roma ha sempre avuto piena cittadinanza una concezione del residenziale, che corrisponde all’isolamento: una solitudine in appartamenti e quartieri-dormitorio all’interno dei quali si aggiungono vani ritagliando cucine e angoli cottura anche dai corridoi, mai rettificati dal catasto ovviamente. Pochi sono a conoscenza del fatto che, almeno la metà delle case di Roma sono frutto di un abusivismo edilizio spaventoso, condonato solamente nel 1985. In pratica, nella capitale d’Italia, bunker e rifugi sono tra le poche costruzioni a norma di legge. E proprio per questo, erano finiti da tempo nel dimenticatoio.

Adesso che potrebbero servire per via delle minacce nucleari di Putin, sbucano bunker da tutte le parti. Persino dal Monte Soratte, che è quasi in provincia di Rieti. Andando un pezzettino più in su, si arriva addirittura a Orte, nel viterbese, i cui abitanti sono abituati a nascondersi sin dai tempi dei Lanzichenecchi e delle calate barbariche.

Quel che proprio non cambierà mai, da queste parti, è il cinismo opportunista: anche un buco per terra ti venderebbero a Roma. Topaie e scantinati, capannoni ed ex garage totalmente privi di destinazione d’uso. Pure gli ossari e i loculi mortuari sono materia di truffa e corruzione, come dimostrato dai recenti scandali avvenuti al cimitero di Prima Porta, in cui persino la bara contenente Gigi Proietti ha dovuto attendere mesi in un capannone temporaneo, prima di trovare una sua collocazione.

E’ vero che una metropoli come Roma è difficile da amministrare. E forse è anche vero che, nel suo accettare molti, la città dei 7 colli ha finito con l’accettare troppo. Ma quel che proprio non cambierà mai è una mentalità tendente all’intrallazzo e alla truffa: fattispecie di reato che, a Roma, non sono neanche considerate tali, ma semplici scherzi da giocare contro chi è in buona fede.

E’ anche vero che Roma insegna proprio questo: a diffidare. Un insegnamento non di poco conto, che rende la gente più astuta e sveglia di testa. Ma a furia di diffidare di tutto e tutti, si finisce col dipendere da tutto e tutti. E ciò non è affatto una buona cosa. Anzi, in genere è proprio questo il destino di chi si crede furbo, ma finisce con l’auto-isolarsi. Nel proprio bunker interiore.

 

(14 marzo 2022)

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