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Elezioni comunali di Roma: il grande amore di Michetti per la capitale d’Italia

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di Vittorio Lussana, #pensieriniromani

Alla fine della fiera, il Consiglio comunale di Roma è oggi composto, in larga parte, da consiglieri di sinistra. Tutto come un tempo: bene così. Certo, l’opposizione dà un po’ fastidio. Certe volte vorrei andare in giro con una vetrata. Oppure, averne sempre una a disposizione, ovunque mi reco, alla Camera o in Farnesina, ci dev’essere sempre un posto, anche un semplice sgabuzzino, in cui è stipata la mia vetrata. Così, quando incontro un destroide, la tiro fuori ed evito di avere a che fare con lui: perché devo stare con coloro che non sono più i miei simili? E’ per colpa di questa gente, se c’è gente che odia altra gente. Per questo motivo, preferisco essere io a dare fastidio a loro, prima che loro lo diano a me.

Mi dà fastidio avere un’opposizione: perché qualcuno si deve opporre a noi? Non capiscono un tubo, ma si oppongono? Ma almeno statevi zitti, no? Perché dovete opporvi al grande potere orwelliano delle sinistre? Le sinistre sono inclusive: sanno bene che io la penso come loro, eppure mi sopportano lo stesso. Sono io che odio le opposizioni: le sinistre, invece, le sopportano. Perché le sinistre sono inclusive, capito? Io, invece no: a me fa schifo l’opposizione. Non credono a niente e in nessuno ed esprimono una sfiducia plumbea nei confronti di chiunque. E nemmeno vogliono cambiare: non c’è niente da fare.

Perché bisogna per forza avere un’opposizione? Avete visto chi hanno candidato a sindaco di Roma? Uno che al primo giorno di consigliatura si è già dimesso. Durante il suo primo giorno, Michetti ha declinato l’incarico di consigliere comunale. E che cazzo ti sei candidato a fare? E quelli che ti hanno votato per fare il sindaco? E io non dovrei essere infastidito da gente del genere? E come faccio? Siete inutili persino per chi vi vota. Michetti voleva fare il sindaco, ma poi si dimette, perché non vuol fare il capo dell’opposizione: che grande amore nutre, questo qui, per la capitale d’Italia. E adesso, il capo dell’opposizione chi lo fa? Eugenio Patané, che conosco sin dai tempi dell’università?

Eugenio è diventato di sinistra perché lo ero io. Lo ha fatto per me, perché mi ha sempre voluto un gran bene. E’ stata una scelta di amicizia, la sua. Quando lo conobbi da ragazzo stava in ‘fissa’ con gli ‘ircocervi’ liberali. Allora io gli dissi: “Non piazzarti al centro: non hai visto che fine gli hanno fatto fare al Partito d’Azione”? L’obiezione era incontestabile. Il mio, infatti, è un vero e proprio fastidio verso tutto ciò che è di destra. Anche quando giro in macchina per le strade di Roma, se devo svoltare a destra prima giro a sinistra, poi faccio conversione a sinistra e, infine, mi fermo al semaforo. In tal modo, quando scatta il verde posso andare diritto: tutto, pur di non dover svoltare mai a destra. E uno strano come me, il neo-assessore Patané mica se lo poteva perdere per strada, non vi pare?

E invece tu, caro Michetti, capo dell’opposizione per un solo giorno, vorresti contrapporti a noi? Da sindaco, addirittura? Guarda che ce l’ho ancora una vetrata da qualche parte in Campidoglio, sai? Il capo dei Vigili Urbani ogni tanto mi telefona, per confermarmi se sta ancora lì o se l’hanno dovuta spostare perché dava fastidio. E’ una vetrata inclusiva. E quando salgo in Campidoglio per dire due cose ai ragazzi delle scuole di Roma e rischio di incrociarti dopo che ti sei appena dimesso da capo dell’opposizione, posso sempre tirarla fuori, in qualsiasi momento, per distinguermi dal capo dell’opposizione che non vuole fare il capo dell’opposizione. Sullo stesso piano di uno che ragiona così, io non ci posso stare: hai capito, Michetti?

Un altro figlio dell’oca bianca: o fa il sindaco, o niente. Ragionano col culo, disturbano e basta, come i cani quando abbaiano. Hanno una sola nota sola per comunicare. E una sola parola. Come se io mi mettessi a rompere le scatole a tutti domandando: “Senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti, senti”. Ma che rottura di coglioni!

Una volta, ho avuto una fidanzatina destroide: l’ho abbandonata in autostrada. Con i cani non si può fare e odio chi lo fa: io adoro i cani. Sono le fidanzate destroidi a starmi sul cazzo. In tutti i sensi. D’altronde, avevo deciso di fidanzarmi con lei solo per farle un favore: era lei che voleva stare con me. E io le dissi di sì perché aveva ottimi gusti, in materia di fidanzati: voleva mettersi con me. E io l’ho accontentata, almeno per un po’. Dopodiché, me ne sono disfatto. Spero abbia trovato qualcuno che si occupi di lei, della sua tosatura, dei suoi bisogni e delle sue vaccinazioni.

Insomma, è proprio necessario, in democrazia, avere un’opposizione? Mi dicono di sì. Già all’università, Eugenio Patané me lo sottolineava spesso: “Ci sono anche loro, Vittò…”. E me lo disse, una volta, pure Svetlana Celli, anche lei carissima amica da anni. Anche lei è inclusiva. A sinistra, hanno tutti ‘sto vizio: sopportano l’opposizione. Sono rimasti ai tempi in cui Berta filava e loro, i ‘miei’, quelli di sinistra, li sopportano: ma perché?

Una volta, Svetlana Celli ha celebrato il matrimonio civile tra due nostri carissimi amici gay. E ci sono andato pure io a quel matrimonio, perché anch’io sono inclusivo, soprattutto con i gay di sinistra. Se si fosse trattato di due gay di destra, tipo Dolce & Gabbana, ci sarei andato lo stesso. Ma mi sarei riparato dietro la mia vetrata, perché solo quando incontro i gay di destra, all’improvviso mi ricordo di essere orgogliosamente etero. E li discrimino. In quanto destroidi, non in quanto gay, sia ben chiaro.

Va bene, mi fermo qui: ho scritto il mio articolo satirico. Lo sottolineo, perché può capitare che i destroidi pensino che c’è l’ho con loro veramente. E’ un pezzo di giornalismo satirico: esiste, come genere. E’ un saggio, un elzeviro, un ballon d’essai: se funziona e i lettori si divertono, bene; in caso contrario, ‘sticazzi! Tiro fuori la mia vetrata e me ne sto per conto mio, almeno per un po’. Non posso stare sullo stesso piano di chi non capisce uno scherzo, o una presa in giro. Scritta, ovviamente, per farsi due risate con i lettori, ai quali ho concesso il favore di scrivere una cosa diversa dal solito, dando loro la possibilità di ringraziarmi e l’onore di leggermi.  Soprattutto, quelli di destra.

 

 

(2 novembre 2021)

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