di G.G., #politica
Stava parlando Gualtieri, che può anche essere un fastidio per certe orecchie non abituate al linguaggio, e non stiamo insinuando che quelle di Michetti non lo siano, ed è usanza educata che per intervenire per argomentare, avendo argomenti da esporre, tocchi aspettare il proprio turno. Ma lui no. Il Michetti si alza e se ne va.
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Le cronache (comuniste, evidentemente) raccontano che il dibattito era iniziato da appena 13 minuti quando il candidato che vollero, fortissimamente vollero, quelli della destra che tace sui candidati in lista ex Casapound, quei Meloni e Salvini tutti tesi a provocare le elezioni politiche anticipate con continue trappole al governo, come se gli Italiani non esistessero ed esistesse soltanto la loro cieca e smisurata (ingiustifiata) ambizione.
Era l’auditorium Cisl di via Rieti, a Roma, si parlava di rifiuti, e lui era appena arrivato – riferisce Repubblica, non certo proprietà di pericolosi estremisti di sinistra – prima di lui avevano parlato gli altri candidati e lui, improvvisamente e molto stizzito, raccontano i comunisti, si alza, dice “Ho un impegno” e se ne va.
Quella di Meloni e Salvini giorno dopo giorno si rivela sempre di più la migliore scelta possibile per dimostrare il profondo baratro che esiste tra ciò che i due leader dicono e ciò che invece praticano, come quando parlano di “No” all’estensione del Green pass quando recenti sondaggi danno invece il 70% degli elettori della Lega favorevoli alla misura insieme al 48% di quelli di FdI. Insomma dritti per la loro strada e o così o pomì: il loro candidato per Roma non poteva che essere quello che ha “un impegno” e se ne va!, mentre si parla del futuro della città che si è candidato a governare.
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Certo, nel dibattito si era affrontato il tema dell’incandidabilità di neofascisti, neonazisti e antisemiti e sono temi, che in certe circostanze, fanno girare i coglioni.
(8 settembre 2021)
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