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Quattro amici in Quarantena. “Pensierini Romani”, di Vittorio Lussana

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di Vittorio Lussana, #pensieriniromani

Roma, come tutto il resto del Lazio, è tornata zona gialla. Dunque, si può finalmente consumare un caffè al bancone e fumare una sigaretta seduti ai tavolini esterni, per fare due chiacchiere con i conoscenti del quartiere. Una delle bariste, che veste sempre la divisa rossa dello staff, l’abbiamo soprannominata: ‘Tasso rosso’. Poi ci sono anche ‘Corvo nero’, attualmente in cassa integrazione e ‘Serpe verde’, così chiamato perché biondo di capelli. Infine, ci sono io, che ho meritato dalle ragazze il titolo di ‘Grifon d’oro’: la mitica ‘squadra’ di Harry Potter.

Con l’andare dei mesi e della frequentazione, tutto il gruppo ha deciso di assumere collettivamente il nome di ‘Grifon d’oro’. E’ stata una mozione d’ordine, per farmi capire che era nato un ‘club’ che ama ascoltare quello che dico o racconto, in generale o in un determinato giorno. Mi danno ragione spesso, anche se l’argomento principale è, più che altro, quello meteorologico. In realtà, amano chiacchierare col sottoscritto per via del mio ‘linguaggio’, alquanto ‘colorato’. Colorato, ma non ‘colorito’, sia ben chiaro.

In particolare, viene apprezzata la mia fantasia nel coniare parole nuove, neologismi e modi di dire che rubo al repertorio futurista di Ettore Petrolini, sempre molto allegro anche se sconfina spesso nel ‘nonsense’ demenziale. Insomma, pur non trascorrendo molto tempo al bar, il fatto che ci debba passare per forza per fare qualsiasi cosa ha portato alla nascita di questo nuovo club di maghi e ‘maghette’, fatine e ‘streghette’. A riprova del fatto che Roma, volente o nolente, è una città di cultura, che si lega sempre a qualcosa di letterario. E il ‘filone’ che è riuscito ad attecchire, negli ultimi anni, è il genere ‘fantasy’, il quale riesce a portare a sintesi le convinzioni popolari con rielaborazioni più sofisticate.

I romani hanno questo bisogno di unire sempre l’alfa con l’omega, l’alto con il basso, l’antico col moderno. Non è semplice ‘popolino’: è gente fantasiosa e allegra, spesso gentile. E dopo un intero anno di pandemia, ha una gran voglia di tornare a ridere e a divertirsi. E comunque, si tratta di persone dotate di un’ottima memoria: proprio in questi giorni, ho incontrato, per la seconda volta in vita mia, un Tizio che ai primi di marzo 2020 mi aveva chiesto quanto sarebbe durata la quarantena, quella del primo ‘lockdown’. Trattandosi, per l’appunto, di quarantena, avevo risposto: “40 giorni, due mesi al massimo”. E’ tornato a bussarmi sulla spalla, per dirmi: “Ahò! E’ passato un anno. Per fortuna che avevi detto: “Du’ mesi…”. Pure te ne ‘spari’ qualcuna, ogni tanto…”. E aveva ragione.

 

(3 febbraio 2021)

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