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O del seminarista che si prostituiva a Villa Pamphili…

di Paolo M. Minciotti #Roma twitter@gaiaitaliacomlo #Cronaca

 

Il sesso veloce, rapido, nel cespuglio – a volte apparentemente tanto più soddisfacente perché sì furtivo, e tanto più proibito perché a pagamento – era di casa nella storica Villa Pamphilj, a Roma. Lo sapevano anche i sassi. Poi l’hanno saputo anche gli agenti della Polizia di Roma capitale che dopo giorni di controlli hanno scoperto il giro di prostituzione maschile, denunciato sei persone, tra cui, c’era un seminarista. Perché siamo nel paese del fate quel che dico, ma non quel che faccio.

Il seminarista non lo faceva naturalmente per vizio, ma per bisogno, ché bisogna pur mangiare. E mentre si levano strali catto-puritan-fascistoidi contro le famiglie omogenitoriali che vogliono crescere i bambini che amano e vivere come persone che si amano, c’è silenzio su coloro che, tra le fatiscenti (moralmente) mura vaticane – quelle stesse dove di notte dormono i barboni che vengono fatti sfollare di giorno – nascondono i vizietti di un numero imprecisato di uomini soli e nerovestiti.

In realtà, il seminarista denunciato, era un inno alla coerenza.

 




 

(22 ottobre 2018)

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