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L’omofobia occulta della Giunta Raggi chiude, per infrazioni, la Gay Street romana. Il comunicato di Anddos Gaynet Roma

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La Gay Street romana prima delle “multe punitive” di Virginia Raggi

di Gaiaitalia.com, #Roma

 

 

 

 

“Dopo la bella settimana della Gay Croisette, che si è conclusa lo scorso sabato 10 giugno con un grande Roma Pride, la collettività Lgbti romana e le centinaia di turisti e turiste che ogni giorno attraversano la capitale si sono trovati di fronte al deprimente scenario di una gay street chiusa, con le saracinesche sbarrate”: lo scrive Rosario Coco, presidente di Anddos-Gaynet Roma, in un comunicato giunto alla nostra redazione. “Qualche tavolino di troppo, durante la settimana  più bella dell’estate, ha decretato un ordinanza municipale di chiusura e le multe per i locali. Quei 200 metri di Via San Giovanni in Laterano sono ormai da decenni ritrovo delle persone Lgbti a Roma e la strada è segnalata su tutte le guide internazionali. Capitali come Madrid, Barcellona o Berlino hanno interi quartieri rainbow. Da spazi rifugio, in cui le persone si sentivano al sicuro da violenze fisiche e verbali, i quartieri arcobaleno sono ormai diventati in tutta europa e in buona parte del mondo luoghi simbolo di accoglienza, libertà e contrasto alle discriminazioni, rivolgendosi a tutta la cittadinanza. A Roma, dove le recenti aggressioni dimostrano che diverse aree della città non sono ancora sicure per le persone Lgbti, il problema sta a monte: è necessario muoversi rapidamente per una completa pedonalizzazione di Via San Giovanni in Laterano, in modo da poter davvero favorire la crescita di questo spazio come luogo di aggregazione e iniziative culturali, come abbiamo potuto sperimentare nella settimana che ha preceduto il Pride”.

Non stupisce che qualcuno cominci a notare la profonda omofobia non dichiarata della giunta Raggi, dato che il fidanzamento col la Lega Nord di Salvini è ormai prossimo all’ufficialità, stupisce – è nostra opinione – che dall’endorsement LGBTQI al M5S si passi nel giro di un anno alla critica più feroce. Un pessimo difetto, quello di certo associazionismo, è quello di saltare preventivamente sul carro del “nuovo” senza valutarne le possibili conseguenze.

 

 

 

(17 giugno 2017)




 

 

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