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Roma, chiamano “Buffoni” e “Fascisti” quelli della maggioranza di Virginia Raggi. Come se fosse vero…

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di Giancarlo Grassi

 

 

 

 

La Sindaca di Tutte le Bufale era indignatissima: “E’ inaccettabile!” tuonava da un comunicato stampa giunto in redazione che ci siamo guardati bene dal pubblicare, pieno com’era di insopportabile raggismo e di una dimenticanza fondamentale, il riconoscere che i debiti elettorali prima o poi ti presentano il conto, anche se chiami i tuoi avversari politici “marchettari”, espressione tipica della giunta a 5Stelle di Torino, guidata da Chiara Appendino.

Mentre il M5S per bocca del consigliere Coia, illustravano la delibera che per le opposizioni è una favore alle solite lobby dei bancarellai romani, quelli che Raggi lisciava in campagna elettorale, i commercianti presenti tra il pubblico hanno interrotto più volte l’intervento costringendo Coia ad interrompersi al grido di “buffone”, “fuori”, “dittatori”, “bugiardi”, “fascisti”, conditi da altri insulti. Giusta l’indignazione di Coia che giustamente protesta: peccato che la memoria corta dei grillini dimentichi che l’insulto è il loro metodo di lavoro per zittire gli avversani. Lo praticano in aula, nei comunicati stampa, sui social. Davvero hanno poco da indignarsi.

La delibera “Salva Tredicine”, come è già stata soprannominata, è un po’ una “porcatina” diciamo così: e presenta multe ribassate per chi commette irregolarità, sanatoria entro 90 giorni per le licenze da riesaminare, possibilità di somministrare cibo e bevande nei mercati rionali, multe ribassate per chi vende merce fuori licenza o per chi allestisce banchi con tavoli e tendoni non a norma. Nella miglior tradizione sfascista d’Italia la giunta Raggi non si smentisce: forte coi deboli e debole coi forti. E poi si lamentano degli insulti. Non mantenere una promessa elettorale che sia una e non sapere come governare una Capitale allo sfascio non è di per sé un insulto? Le opposizioni, nel frattempo, denunciano un “regolamento che devasta la città e favorisce pochi operatori”.

 

 

 

(3 giugno 2017)




 

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