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Se a Roma l’accesso all’acqua potabile non è garantito per tutti

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di Monica Maggi
Nel 2026 a Roma, Capitale d’Italia e città nota per i suoi “nasoni” (fontanelle diffuse ovunque), per le sue fontane e per l’acqua “più bbona del monno” (trad. più buona del mondo) l’accesso all’acqua potabile non è garantito per tutti. Non si tratta di episodi sporadici, ma di una criticità strutturale e diffusa che incide sulla vita quotidiana di migliaia di persone. Lo denuncia Cittadinanza Attiva, un movimento di partecipazione civica nato nel 1978 che opera in Italia e in Europa per la promozione e la tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori. Il dato più allarmante riguarda la frequenza del disservizio: oltre il 70% dei cittadini segnala problemi ogni giorno, mentre quasi il 7% li definisce costanti. Ma quali sono i problemi concreti? Cittadinanza attiva evidenzia la pressione dell’acqua insufficiente (87,7%) e le interruzioni della fornitura, anche brevi ma ripetute (72,7%). In circa il 15% dei casi si segnalano anche problemi di qualità dell’acqua, legati a odore, colore o sapore.
Ma Roma è grande e lo studio è andato nel dettaglio.

Le segnalazioni provengono in larga parte dal Comune di Roma (97,4%) e coinvolgono almeno 9 Municipi su 15 (il totale dei Municipi romani), con una concentrazione significativa nel Municipio VII Appio Tuscolano ma con dati rilevanti anche nei Municipi I del Centro storico e VIII che corrisponde alla Garbatella e Ostiense. Non si tratta quindi di un problema localizzato, bensì di un fenomeno urbano esteso, che interessa soprattutto palazzi medio-alti e piani superiori, dove la pressione risulta particolarmente critica.
Le proteste all’ACEA, l’azienda fornitrice, non hanno sortito effetti concreti. I motivi della mancanza d’acqua però si conoscono e sembra non siano velocemente riparabili: rete idrica ridotta a colabrodo perché vecchia e usurata, abbassamento della pressione soprattutto di notte e nei piani alti per risparmiare acqua, manutenzione programmata e, naturalmente, siccità e cambiamenti climatici.

In molti casi i cittadini romani, noti per la loro intraprendenza, sono ricorsi a soluzioni autonome, come l’installazione di pompe e sistemi di accumulo: una scelta che, se da un lato risulta efficace in circa l’80% dei casi, dall’altro comporta costi economici privati per supplire a un servizio pubblico carente.

 

(23 gennaio 2026)

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